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    Titolo: 1982 Janine Autore: Alasdair Gray Traduzione: Enrico Terrinoni Genere: Narrativa Pagine: 368 Prezzo: 21 € Isbn: 978-88-32107-25-8 Copertina: Alasdair Gray

    La versione con il doppio taglio obliquo è disponibile solo acquistandola nel nostro sito!

    1982 Janine si svolge nel corso di una sola notte nella modesta camera d’albergo di una qualche cittadina scozzese, e interamente nella mente del protagonista Jock McLeish: è il 1982 e questo supervisore alla sicurezza divorziato, insonne e alcolizzato valuta se proseguire o meno il suo cammino terreno, cercando al contempo di inabissarsi nelle sue più familiari e sfrenate fantasie erotiche, di cui Janine è la regina incontrastata. Le fantasie subiscono tuttavia interruzioni costanti dall’alta marea dei ricordi che minaccia di riportarlo alla realtà, e da intromissioni divine che lo conducono a epifanie di struggente delicatezza e a vertici di inarrivabile umorismo, in un’opera che eccede qualsiasi genere letterario.

    Alasdair Gray (1934-2019) è stato un eclettico scrittore, poeta e drammaturgo, e uno dei più grandi artisti scozzesi contemporanei. L’opera più nota è il suo primo romanzo Lanark. Una vita in quattro libri: scritto in un periodo di quasi trent’anni e oramai considerato un classico della letteratura, è stato definito dal Guardian «uno dei pilastri della narrativa del XX se- colo». Oltre a 1982 Janine e Lanark Safarà Editore ha pubblicato la raccolta di racconti Con un piede nella fossa, mentre sono in corso di pubblicazione A History Maker e Unlikely Stories, Mostly.

    Enrico Terrinoni è professore associato di letteratura inglese all’Università per Stranieri di Perugia. Ha tenuto lezioni e conferenze in più di 20 università italiane ed europee. Si occupa di letterature di lingua inglese, e di teoria e pratica della traduzione. Collabora con Il Manifesto; suoi contributi sono usciti anche sul Corriere della Sera e Il Sole 24 ore. Ha pubblicato diversi libri, saggi e recensioni, oltre a numerose traduzioni dall’inglese di contemporanei e classici (Francis Bacon, Nathaniel Hawthorne). In particolare ha lavorato su James Joyce e l’Ulisse, opera della quale ha realizzato una nuova e premiata traduzione per Newton Compton. Sta lavorando a una nuova edizione annotata di Spoon River Anthology di Masters e a una nuova traduzione italiana di Finnegans Wake.

    «Gray è il primo grande romanziere scozzese dopo Sir Walter Scott». Anthony Burgess «I libri di Gray hanno trasformato le possibilità del romanzo e 1982 Janine è uno dei suoi romanzi più potenti, un perfezionamento della sua combinazione di anarchia, gentilezza e lirismo; la sua comprensione filosofica dell’epico quotidiano e il suo perfetto esistenzialismo rimodellano la forma classica del romanzo». Ali Smith «Lanark è ampiamente e giustamente considerato il capolavoro di Gray, ma io adoro questo romanzo e il suo protagonista: il masturbatore, alcolizzato, conservatore Jock. [...] È uno dei miei dieci libri preferiti». Irvine Welsh «1982 Janine mi ha ridato lo slancio per continuare a scrivere». Jonathan Coe «Forse il miglior artista-scrittore della sua generazione... Tumultuoso, inventivo, straziante... Un’opera che fa la storia». Will Self «L’influenza di James Joyce e Laurence Sterne è molto evidente, ma Gray non è un semplice derivato di questi maestri. È uno scrittore completamente indipendente». David Lodge

  • Titolo: A/metà Autore: Jasmin B.Frelih Traduzione: Michele Obit Genere: Narrativa Pagine: 361 Prezzo: 21,00 € Isbn versione cartacea: 978-88-32107-12-8

    «Una narrazione di attualità con una stilizzazione deliziosamente sperimentale... A/metà ha decretato Frelih come una delle stelle emergenti della letteratura slovena». World Literature Today È il 2036, venticinque anni dopo l’avvento della Grande Cacofonia che ha distrutto la rete di comunicazioni globale inaugurando l'era post-Internet. In un mondo incerto sulla soglia del tempo che ospita le vestigia di passato, presente e futuro – dove in rigogliosi boschi sloveni ci si imbatte nei corpi di soldati austroungarici mentre a Edo conturbanti cyborg vengono assunti come agenti teatrali – tre vecchi amici, Zoja, celebre poetessa trapiantata a Brooklyn, Evan, geniale regista teatrale allo sbando, e Kras, ex ministro della Guerra, saranno destinati a incontrarsi riannodando i fili interrotti delle loro esistenze in una narrazione esilarante e gioiosamente anarchica capace di evocare con occhio profetico una possibilità del nostro più imminente futuro.

     

    Jasmin B. Frelih è nato a Kranj, in Slovenia, nel 1986 e ha studiato comparatistica, teoria e storia della letteratura presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Lubiana. Il suo primo romanzo A/metà (Na/pol) è stato accolto con grande entusiasmo di critica e lettori, aggiudicandosi il premio per il miglior debutto letterario della Slovenian Book Fair e il prestigioso European Union Prize for Literature. L’opera è sta- ta inoltre finalista del Premio Kresnik ed è stata tradotta in oltre dieci lingue. Dopo A/metà l’autore ha pubblicato una raccolta di racconti, Ideoluzije, e una di saggi, Bleda Svoboda, vincendo con quest’ultima il premio Marjan Rožanc per la migliore pubblicazione di saggistica. Suoi racconti, saggi e traduzioni di autori americani compaiono nelle principali riviste letterarie slovene tra cui Sodobnost, Literatura e Dialogi. Nel 2021 il suo secondo romanzo, Piksli, è stato pubblicato dalla casa editrice Beletrina di Lubiana.

    «L’opera possiede un tono spettrale ed etereo che sarà apprezzato dai lettori alla ricerca di rompicapi ingegnosi». Publishers Weekly «La miscela di antiche e nuove tecnologie si traduce in un romanzo speculativo e filosofico dalle atmosfere uniche». Words Without Borders «Il tono è di volta in volta poetico, satirico, ironico e apocalittico, virando nella sua conclusione verso il caos surreale. È questo stile a rendere eccezionale il romanzo di Frelih». iLiteratura.cz «A/metà è una soverchiante visione del futuro... e mostra un eccezionale scrittore al lavoro». De Standaard
    «Un romanzo che ripaga un'attenta lettura per le scene brillanti, per i suoi personaggi credibilmente imperfetti e per la sua arguzia secca, talvolta spietata». SFX «Un’esperienza di lettura da capogiro... Come una sessione di surf a rotta di collo capace di tenervi incollati allo schermo fino alle prime ore del mattino con un mix di stili, toni, prospettive e significati in grado di darvi dipendenza». Bruzz

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    “Amatka” – Karin Tidbeck

     16,00  15,20

    Titolo: Amatka Autore: Karin Tidbeck Traduzione: Cristina Pascotto Genere: Narrativa Pagine: 228 Prezzo: 16 € Isbn: versione cartacea: 978-88-97561-88-0

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    VOTA AMATKA AL MODUS LEGENDI 2020 - FINO AL 6 FEBBRAIO 2020

    Uno dei migliori libri del 2017 per The Guardian

    Nel mondo che i Pionieri hanno colonizzato valicando un confine di cui si è persa ogni traccia, gli oggetti decadono in una poltiglia tossica se il loro nome non viene scritto e pronunciato con prefissata frequenza. Per evitarne la distruzione, un comitato centrale veglia severamente sulle parole pronunciate dagli abitanti delle colonie, perché la vita in un mondo minacciato dalla disgregazione richiede volontà e disciplina. Vanja, cittadina di Essre, viene inviata dalla sua comune nella gelida colonia di Amatka e troverà ad attenderla i primi fuochi di una rivoluzione sotterranea giocata sulla potenza del linguaggio. Suo malgrado, Vanja dovrà così affrontare le possibilità che si celano dietro il velo di blanda oppressione che assopisce i pensieri e le parole del popolo di Amatka.

    Karin Tidbeck è originaria di Stoccolma, in Svezia, ma vive e lavora a Malmö. La sua opera prima, la raccolta di racconti del 2012, Jagannath, è stata premiata con il Crawford Award 2013 ed è stata finalista per il World Fantasy Award. In Italia, un suo racconto è apparso nella raccolta Le Visionarie (Produzioni Nero, 2018), curata da Ann e Jeff VanderMeer.

    «Il mio libro preferito degli ultimi anni, un classico istantaneo». Jeff VanderMeer

    «Un romanzo indimenticabile [...] in egual misura Le Guin, Kafka e Borges». The Guardian

    «Nel suo romanzo acuto e bizzarro, Karin Tidbeck evoca con precisione una realtà distopica, in un crescendo inquietante». Helen Phillips

    «Uno spaventoso ritratto di una realtà post-verità». NPR

    «Una distopia che si nutre delle parole per plasmare una realtà stupefacente e piena di contraddizioni, dal fascino rivoluzionario per una storia che non ha nessuna risposta e pone invece tantissime domande al lettore». Please another book

    «Cos'è la realtà? Come si muove la gente in questa realtà? A che prezzo una rivoluzione è accettabile? Che prezzo dobbiamo pagare per rendere sicura questa società?». Fantasymagazine alla presentazione di Karin Tidbeck a Stranimondi

    «Tidbeck è una scrittrice con un mondo proprio e una lingua per raccontarlo. [... ] le sue sono parole “si danno al mondo” senza paura che quest’atto di apertura al nuovo e all’indefinito possa annientarle». Il Tascabile

    «Sarebbe stato difficile attaccare l’abusata etichetta di “romanzo femminista” a un’opera complessa, che rimanda la ribellione esplicita fino a quando non è, davvero, quasi troppo tardi, e una dittatura si dimostra assai difficile da rovesciare senza abbracciare tra le conseguenze possibili l’annullamento, la deriva, una radicale perdita di identità». Violetta Bellocchio per Il Libraio

    L’autrice sarà in Italia a ottobre 2018 per un tour di presentazione del libro che toccherà:

    Anteprima: 30 settembre ore 18 – #Genova – BOOK PRIDE - sala Ducale spazio aperto – con Violetta Bellocchio Alla presenza dell’autrice: 3 ottobre – Padova – Libreria Il mondo che non vedo - ore 19 4 ottobre - Bologna - tè con l'autrice e firmacopie - La confraternita dell'uva // Libreria - Cafè - Wine Bar - Ora del tè con la scrittrice svedese Karin Tidbeck | firmacopie 4 ottobre – Bologna – Bologna Libreria Coop. Zanichelli – con Sara Marzullo - alle ore 18 5 ottobre – Torino – Libreria Therese - con Luca Ragagnin – dalle ore 20 - dalle 19 aperitivo svedese a cura di Papaia Gastronomia & Catering 6 ottobre – Milano – Walden Milano - Walden Milano presenta: "Amatka" di Karin Tidbeck - con Valentina Avanzini – dalle 18.30 – a seguire aperitivo

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    Titolo: Building Art. Vita e opere di Frank Gehry Autore: Paul Goldberger A cura e traduzione: Matteo Zambelli Genere: Saggistica, biografia Pagine: 496 Prezzo: 35 € Isbn: 978-88-97561-51-4

    Dal vincitore del premio Pulitzer Paul Goldberger il ritratto di uno dei più celebri architetti del nostro tempo

    Building Art. Vita e opere di Frank Gehry, dipinge con grande accuratezza biografica il percorso umano, artistico e professionale di un architetto che ha segnato profondamente l’architettura contemporanea, ridisegnandone i confini e nutrendo l’immaginario delle sue infinite possibilità. Con tocco brillante e cura per i dettagli, il vincitore del premio Pulitzer Paul Goldberger riesce così nell’ambiziosa impresa di comporre un ritratto non solo di Frank Gehry, ma anche del più vasto scenario che ne ha nutrito l’ispirazione, ostacolato le imprese e amato le sue più coraggiose realizzazioni, restituendoci una chiave per comprendere la personalità di un uomo che ha ridisegnato la mappa, emotiva e progettuale, delle possibilità offerte dall’architettura.

    Paul Goldberger, collaboratore di Vanity Fair, è stato il critico di architettura per il New Yorker e ha iniziato la sua carriera al New York Times, dove è stato insignito del Premio Pulitzer per la critica. È autore di diversi libri, fra i quali: Why Architecture Matters, Building Up and Tearing Down: Reflections on the Age of Architecture e Christo and Jeanne-Claude. Insegna alla New School e tiene conferenze per tutti gli Stati Uniti. Vive a New York.

    «Straordinariamente piacevole da leggere... ricco di dettagli interessanti sul percorso professionale di Gehry e sulla sua personalità estremamente complessa». Los Angeles Times

    «Questo studio critico completo di un importante architetto con- temporaneo è scritto da uno dei migliori critici dell’architettura... [Un] volume eccezionale... Altamente consigliato». Library Journal

    «In quest’opera profondamente personale e arguta, Paul Goldberger si sofferma sul genio progettuale e sull’affascinante angoscia di un innovatore che non ha smesso di creare per quattro decadi. Il risultato è un capolavoro illuminante». Walter Isaacson, Ceo CNN

    «Un incontro con un architetto ambizioso, impertinente e brillante e [una guida che] ve lo presenterà in una prospettiva caustica e tagliente. Un viaggio istruttivo e sorprendente nei luoghi sacri della struttura di potere dell’architettura contemporanea». Nicholas Fox Weber, The New York Times Book Review

    «È una storia emotiva del grande maestro, più che una classica biografia, quella scritta da Paul Goldberger. In ventuno capitoli racconta le vicende (complesse) che hanno caratterizzato l’esistenza di Frank Gehry». Abitare.it

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    Titolo: Chi è partito e chi è rimasto Autore: Barbara Comyns Traduzione: Cristina Pascotto Genere: Narrativa Pagine: 136 Prezzo: 14 € Isbn versione cartacea: 978-88-97561-08-8 Isbn versione ebook: 978-88-97561-96-5

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    Una delle più enigmatiche autrici del Novecento inglese mette in scena una storia eccentrica e raffinata 

    Nel breve romanzo di culto “Chi è partito e chi è rimasto” un piccolo villaggio inglese di fine Ottocento adagiato sulle sponde di un placido fiume viene improvvisamente colpito da una serie di calamità che sembrano il frutto di una violenta maledizione. A inaugurare la serie di terribili eventi è il fiume, che al principio dell’estate decide di straripare trascinando con sé gli abitanti in una ballata surreale e imprevedibile, contro la quale l’eccentrica famiglia Willoweed dispiegherà l’arsenale delle sue bizzarre forze, mentre il giornale del villaggio si chiede: «Chi sarà il prossimo a essere colpito dalla fatale follia?».

    Barbara Comyns è stata un’artista e scrittrice inglese. Nata nel 1907 a Warwickshire, a seguito di un infelice matrimonio giovanile sposa Richard Strettell Comyns Carr e la coppia decide di stabilirsi a Londra, dove la Comyns intraprende i prima passi come scrittrice. Negli anni '50 si trasferisce con il marito in Spagna, dove soggiornerà per diciotto anni. È autrice di undici romanzi.

    «Le oscure immagini della Comyns, quasi da incubo, fanno di questo romanzo una lettura indimenticabile». Publishers Weekly

    «Come accade in Kleist e Kafka, la navigazione sul terreno sospeso tra il mistero e il linguaggio comune è più facile da esperire che descrivere». The Quarterly Conversation

    «La cupa pastorale della Comyns è un piccolo capolavoro rimasto finora nell’oscurità, capace di inaugurare sentieri tuttora inesplorati dagli altri scrittori». Brian Evenson

    «Un piccolo capolavoro dark e surreale scritto negli anni Cinquanta da un'autrice ancora da scoprire. Da leggere mentre aspetti il traghetto, con i piedi nell’acqua» Cosmopolitan Italia

    «Inedita in Italia, arriva la fiaba nera "Chi è partito e chi è rimasto" (Safarà Editore) dell'autrice e scrittrice inglese di inizio '900 Barbara Comyns, definita una precorritrice di Angela Carter». Ansa.it

    «Uno dei gioielli di Barbara Comyns, artista e scrittrice inglese scomparsa il 14 luglio di ventisei anni fa. Della Comyns, autrice forse sottovalutata e poco conosciuta in Italia, contiamo ben undici romanzi, e considerate che il suo esordio vide la luce quando lei aveva già quarant’anni». Il Foglio 

    «Un romanzo che viene definito un piccolo capolavoro. E lo è. Lo è davvero. Appena 135 pagine che mi hanno tenuta in pugno finché non sono arrivata alla fine. Una scrittura di raro fascino, una grandissima capacità di costruire scene che da bucoliche iniziano pian piano a tingersi di nero, un crescendo di avvenimenti funesti che mettono il lettore nella posizione di non sapere come andrà a finire e cosa aspettarsi. Una galleria di personaggi eccentrici che l’autrice crea con penna sapiente, facendoli muovere sulla scena e mostrandoli con vivida lucidità in ogni loro aspetto». Il mestiere di leggere

    «Warwickshire, estate di fine Ottocento [...] un luogo arroccato in sé stesso, emotivamente autarchico, riparato nei propri malanni come dentro a una bolla [...] Un romanzo d’altri tempi, scritto intorno alla metà del secolo scorso e che si riscopre attualissimo». Mangialibri

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    Titolo: Con un piede nella fossa Autore: Alasdair Gray Traduzione: Enrico Terrinoni Genere: Narrativa - raccolta di racconti Pagine: 140 Prezzo: 16 € Isbn: 978-88-97561-79-8 Copertina: Auro Basilicò

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    Dal 1981, quando il celebre romanzo di Alasdair Gray “Lanark. Una vita in quattro libri” è stato pubblicato per la prima volta, i suoi personaggi sono invecchiati quanto il loro autore. “Con un piede nella fossa” narra così le vicissitudini di 13 uomini negli ultimi stadi della decrepitezza fisica, morale e sociale, tracciando una panoramica antropologica e letteraria che rappresenta un autentico toccasana per i giovani. Una raccolta di racconti irrinunciabile e spassosa, che ribadisce la posizione di Gray come uno dei maestri indiscussi della narrativa contemporanea.

    Alasdair Gray (Glasgow, 28 dicembre 1934) è un eclettico scrittore, artista, poeta e drammaturgo scozzese. Personalità poliedrica del panorama artistico europeo, nelle sue opere fonde elementi provenienti dai più diversi generi letterari, in cui il realismo si unisce all’elemento fantastico, la satira sociale al dramma, e lo humour è sempre al servizio della verità della narrazione. L’opera più nota è il suo primo romanzo Lanark – Una vita in quattro libri. Scritto in un periodo di quasi trent’anni e oramai considerato un classico della letteratura, è stato definito dal New York Times Book Review «La Divina Commedia del cripto-calvinismo anglosassone». Il suo romanzo Poveracci! ha vinto il Whitbread Novel Award e il Guardian Fiction Prize.

    Enrico Terrinoni è professore associato di letteratura inglese all’Università per Stranieri di Perugia. Ha tenuto lezioni e conferenze in più di 20 università italiane ed europee. Si occupa di letterature di lingua inglese, e di teoria e pratica della traduzione. Collabora con Il Manifesto; suoi contributi sono usciti anche sul Corriere della Sera e Il Sole 24 ore. Ha pubblicato diversi libri, saggi e recensioni, oltre a numerose traduzioni dall’inglese di contemporanei e classici (Francis Bacon, Nathaniel Hawthorne). In particolare ha lavorato su James Joyce e l’Ulisse, opera della quale ha realizzato una nuova e premiata traduzione per Newton Compton. Sta lavorando a una nuova edizione annotata di Spoon River Anthology di Masters e a una nuova traduzione italiana di Finnegans Wake.

    «Un’eccezionale raccolta... incredibilmente originale». Ali Smith

    «Uno degli scrittori più dotati che abbiano mai impugnato la lingua inglese». Irvine Welsh in The Guardian

    «In queste 13 storie, Gray danza attraversando i molti malumori della vita moderna». Publishers Weekly «Una raccolta curiosa di storie semiautobiografiche, dall’ormai veterano autore Alasdair Gray». Kirkus Reviews

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    “Consenso” – Saskia Vogel

     18,00  17,10

    Titolo: Consenso Autore: Saskia Vogel Traduzione: Alice Intelisano Genere: Narrativa Pagine: 224 Prezzo: 18 € Isbn versione cartacea: 9788832107029 Isbn versione ebook: 978-88-32107-27-2

    IN PRENOTAZIONE - IN LIBRERIA 19/9/2019

    Acquista l'e-book su: Bookrepublic; Amazon; Ibs

    «Potevamo giocare al potere, esplorare ruoli che non ci erano ancora permessi al di fuori di quelle quattro mura, ma perché quello spazio fosse sacro, doveva essere considerato sacro da tutti noi».
    Dopo la sparizione del padre, disperso nell’oceano al largo della costa di Los Angeles, Echo si inabissa lentamente in uno stato di paralisi emotiva: priva di punti di riferimento e disorientata dalla freddezza e dall’instabilità della madre, dopo il fallimento di un’improbabile carriera di attrice Echo cerca di trovare conforto nell’unico modo che conosce: perdendosi nella vita di estranei. Quando nella sua vita irrompe una dominatrice di nome Orly, Echo intraprende un percorso che la porterà a sperimentare un’inedita possibilità di relazione con il mondo e con se stessa, al cui interno la potenza dei sentimenti sopiti troverà un nuovo, prorompente spazio in cui esistere.

    Saskia Vogel è nata a Los Angeles nel 1981 e vive a Berlino. Ha scritto di genere, potere e sessualità per Granta e The Paris Review e ha tradotto in inglese alcune delle opere delle più importanti autrici svedesi contemporanee, tra cui Lena Andersson e Karolina Ramqvist. Il suo acclamato debutto letterario, “Consenso” (Permission), è stato pubblicato in cinque paesi ed è in corso di adattamento per trarne una serie televisiva.

    «Come per Joan Didion, per Vogel l’atmosfera è tutto, e le sue frasi sono perfette e incisive come una puntura di medusa». John Freeman
    «Se Joan Didion avesse scritto della comunità BDSM di Los Angeles, il suo libro sarebbe stato Consenso». Emily Temple, Literary Hub «Splendidamente scritto, misterioso e avvincente». Janet Fitch, autrice di “Oleandro bianco – White Oleander” «L’eroina in lutto del debutto di Saskia Vogel cerca conforto nella scena delle dominatrici di Los Angeles, sperimentando i confini tra desiderio, potere e libertà personale». The New York Times Book Review «Consenso è una storia di lutto, solitudine e sadomasochismo. [...] Ma non troverete traccia di cliché: i frustini diventano parte di una moderna storia d’amore, solitudine e guarigione, in un contesto irrequieto che ha le sfumature della storia newyorkese Cat Person di Kristen Roupenian». The Guardian «Consenso scava nel paesaggio incerto che giace proprio sotto la fabbrica dei sogni di Hollywood che tutti pensiamo di conoscere, e contro ogni previsione trova al suo interno qualcosa di sacro. In parte Il giorno della locusta, in parte Histoire d’O, il tenero debutto di Vogel è destinato a entrare nel canone emergente dei grandi romanzi di Los Angeles». Ryan Ruby, autore di “The Zero and the One”

    Pordenonelegge.it - 22 settembre - ore 19 Convento di San Francesco, Saletta Presenta Elisabetta Pozzetto

    Bologna - 23 settembre - ore 19 Libreria Confraternita dell’Uva In dialogo con Ghinea

    Milano - 24 settembre - ore 19.30 Libreria Walden Presenta Francesca Bussi

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    Titolo: eterno inizio Autore: Pia Abelli Toti Genere: Poesia Pagine: 185 Prezzo: 16,90 € Isbn versione cartacea: 978-88-32107-10-4

    Alert: non riesci ad accedere alla realtà aumentata?
    Consulta le nuove istruzioni e continua a sfogliare in realtà aumentata la collana delle Cartaviglie di Safarà Editore e Poetronicart!
    Ti ricordiamo che per usufruire della realtà aumentata è necessario disporre di uno smartphone/tablet di ultima generazione, dotato di telecamera posteriore e di una connessione Internet stabile e veloce.
    Buona lettura!

    «Un pensiero poetante, una poesia pensante che lei definisce “scri- vere in versi” in una sorta di singolare stream of consciousness rapsodico [...] per un progetto capace di stimolare una creatività libera e incondizionata». Dalla prefazione di Mario Turello
    "eterno inizio", raccolta di poesie di Pia Abelli Toti, nasce insieme al progetto scrivereINversi, dedicato a sondare le caratteristiche del linguaggio poetico, con particolare attenzione al suo ruolo nello sviluppo del processo del pensiero.
    Il presente volume include inoltre video, immagini, testi critici nonché poesie di diversi autori e tre sezioni di esercizi liberi di scritturaINversi fruibili attraverso la realtà aumentata: una raccolta poliedrica a sostegno della tesi che la creatività e la struttura del linguaggio poetico, supportate e integrate da altre forme di conoscenza, possano concorrere nel costruire nuove vie di adattamento, comunicazione e cooperazione.

    Pia Abelli Toti nasce a Trieste nel 1941. Si laurea in Scienze geologiche tra Roma e Trieste e negli anni ‘80 consegue una seconda laurea in Psicologia, divenendo psicoterapeuta.
    Nel 2009 dà origine a La Casa Totiana in cui raccoglie e ordina i fondi artisti- ci di Gianni Toti e Marinka Dallos Toti. Nel 2015 contribuisce all’avvio della startup Poetronicart, dedicata agli operatori delle arti.

    «eterno inizio è un mondo cristallizzato di bit ed emozioni che comprende mondi diversi, dal bit più profondo alla pagina del libro [...] Qui spetta a noi immaginare un libro che non è lo strumento abitualmente pensato, ma un nuovo strumento, che ci fornisce una chiave per entrare in utilizzi altri. E il primo utilizzo è proprio il pensare stesso».
    Dall’introduzione di Mattia Aron Greco
     
     

  • Titolo: Il peso delle cose Autore: Marianne Fritz Traduzione: Giovanna Agabio Genere: Narrativa Pagine: 136 Prezzo: 16,5 € Isbn versione cartacea: 978-88-32107-57-9

    Per la prima volta tradotto in italia, il più celebre romanzo della scrittrice di culto austriaca vincitore nel 1978 del premio Robert Walser. «Un’opera singolare, davanti alla quale non si può fare altro che stare in piedi, come un devoto musulmano davanti alla Kaaba». Elfriede Jelinek «Il romanzo inizia in modo semplice e delicato per poi addentrarsi nella più cieca oscurità. Un piccolo, sconvolgente capolavoro».  Brian Evenson Il peso delle cose grava sulle spalle di Berta Schrei, giovane donna austriaca immersa nelle paludi del secondo dopoguerra: le pareti domestiche incombono su di lei mentre inquietanti epifanie e banali malvagità la conducono lentamente verso il centro del maelström dove si cela l'orrore più grande di tutti – un vortice furioso alimentato dal peso di colpe individuali e collettive che non tarderanno a sprigionare tutta la loro indicibile forza.
    Romanzo vertiginoso ed elusivo, "Il peso delle cose"  fu l'opera che rivelò il talento di Marianne Fritz e la pericolosità dei demoni sottaciuti di una nazione, di un'epoca e dell'umano stesso.

     

    Marianne Fritz nacque nel 1948 a Weiz, in Austria, e visse gran parte della sua vita in un piccolo appartamento del 7° distretto di Vienna. Nel 1978 la pubblicazione de "Il peso delle cose" le valse un’immediata fama letteraria e il prestigioso Premio Robert Walser. La pubblicazione dell’opera segnò l'inizio di un imponente progetto sperimentale conosciuto come "Die Festung", che le valse lo status di scrittrice di culto e ammiratori come Elfriede Jelinek e W.G. Sebald. Nel 2001 le è stato assegnato il Premio Franz Kafka e al momento della sua morte, avvenuta a Vienna nel 2007, l'autrice era impegnata nella stesura della sua sconfinata impresa letteraria.

    «Scritta con un tono incalzante che cela la sua meta finale, questa storia dell’orrore a lenta combustione entra silenziosa e metodica nel cuore oscuro di una famiglia... La guerra infesta questo romanzo, aumentando il peso delle cose e delle malvagità quotidiane che Fritz disseziona con altissimo ingegno».  New York Times «L’auscultazione poetica di Fritz di questo peso, di questa follia, è sbalorditiva. L’autrice descrive un ambiente di disorientamento e perdita palpabili – dipinti su un arazzo di cieli grigi, edifici distrutti dalla guerra e boschi oscuri in cui le persone scompaiono». Entropy «Nel 2001 Marianne Fritz ha vinto il Premio Franz Kafka e le sue opere, come quelle dello scrittore boemo, sono sconvolgenti e profonde. Nella postfazione all’edizione statunitense, il suo traduttore scrive che: “Esiste una classe di artisti il cui lavoro è talmente singolare e straordinario da trascendere ogni gradazione tra il buono e il mediocre: il genio e la follia sono gli unici sostan tivi adeguati a descrivere la sua scala”, e colloca Fritz in questa classe. Non possiamo dargli torto». Chicago Tribune  

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    Titolo: Jón & le missive che scrisse alla moglie incinta mentre svernava in una grotta & preparava il di lei avvento & dei nuovi tempi Autore: Ófeigur Sigurðsson Traduzione: Silvia Cosimini Genere: Narrativa Pagine: 208 Prezzo: 18 € Illustrazione in copertina: mimicoco design Isbn versione cartacea: 978-88-32107-21-0 Isbn versione ebook: 978-88-32107-26-5

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    Vincitore dell'European Union Prize for Literature
    Jón è il romanzo basato sulle leggendarie missive che il pastore protestante islandese Jón Steingrímsson invia alla moglie Þorunn, incinta del loro bambino, mentre percorre un’Islanda sconvolta dalle furiose esplosioni del vulcano Katla. L’uomo, accusato dell’omicidio del precedente marito della donna, cerca rifugio in una grotta; in questo paesaggio devastato incontrerà, oltre alle nubi grigie di cenere e lapilli, una singolare bellezza nel risveglio feroce della natura e bizzarri compagni di viaggio, che faranno germogliare in lui la speranza di una nuova vita con l’avvento della primavera, quando potrà accogliere tra le sue braccia Þorunn e il figlio in procinto di nascere. L’epica vicenda del pastore Jón, realmente esistito, è una delle più conosciute e raccontate in Islanda, e viene magnificamente interpretata da Ófeigur Sigurðsson in un romanzo che gli è valso il Premio Europeo per la Letteratura.

    Ófeigur Sigurðsson è nato a Reykjavík nel 1975 e ha pubblicato sei raccolte di poesie e due romanzi. Ha conseguito la laurea presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università d’Islanda nel 2007 con una tesi sul tabù e la trasgressione nelle opere di Georges Bataille. Ha cambiato spesso professione, lavorando ad esempio come guardiano notturno in un hotel e come lavoratore portuale. È traduttore di narrativa e autore radiofonico per programmi dedicati alla letteratura, ed è in prima linea in un movimento poetico che ha recentemente contribuito a rimodellare la forma della poesia islandese. Nel 2011 ha vinto il Premio Europeo per la Letteratura con Jón, che, insieme al suo secondo romanzo Öræfi, sono stati tradotti in più di dieci lingue. Con Öræfi ha vinto il Book Merchant’s Prize nel 2014 e l’Icelandic Literature Prize nel 2015.

    «Un romanzo perfetto e originale. Attraverso la descrizione del personaggio storico, l’autore amalgama vertici di autentica raffinatezza». Einar Falur Ingolfssón, Morgunbladid Daily «Incredibilmente spiritoso, talvolta esilarante, ma allo stesso tempo lirico e sempre lucido, sempre fresco, una vera esperienza di lettura. [...] Un testo elaborato ad arte in una storia straordinariamente ben costruita che rispecchia la realtà, sia di oggi che di allora. Indubbiamente uno dei migliori romanzi dell’anno». Fridrika Benonysdottir, Frettabladid Daily «Il lungo titolo non mente: questa è veramente una storia in cui il narratore nel profondo sa di prepararsi per l’arrivo di nuovi tempi. Si tratta di un romanzo storico su Jón Steingrímsson, il “Pastore del Fuoco”, quando era giovane e innamorato. È anche un romanzo su un presunto crimine e su un’Islanda oscurata dalle nubi della cenere vulcanica: l’anno è il 1775, quando il Grande Terremoto scosse Lisbona dalle radici e il Katla rigurgitò la sua più violenta eruzione sul popolo d’Islanda. E questo è precisamente quello che rende la storia così ben congegnata: l’ambiente osti- le non può vincere l’amore contenuto nelle lettere e allo stesso tempo ci ricorda la natura, che dà tutto e non risparmia nulla». Vidsja, National Broadcasting Service, Gauti Kristmannsson

    «È insopportabilmente pesante per me averti lasciata incinta lassù nel settentrione, ma è stata una decisione condivisa. Quanto mi manca la piccola Sigríður e tutti gli altri bambini, a esser tanto lontano dal vostro calore. Spero d’avervi preparato a sufficienza per il verno. A settembre, quando io e Þorsteinn siamo partiti, s’era già manifestato un inverno freddo, con gelo e carestie della peggior sorta. [...] Son tempi amari, Þórunn, tu a Frostastaðir, io a Hellar, tra di noi gli altipiani intieri, il Katla sputa per aria le viscere di questo deserto, tanto che solo in Dio potremo unirci sovrastando la vastità smisurata».

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    Titolo: L'ospite e altri racconti Autore: Amparo Dávila Traduzione: Giulia Zavagna Genere: Narrativa - racconti Pagine: 144 Prezzo: 16,5 € Illustrazione in copertina: mimicoco design Isbn versione cartacea: 978-88-32107-22-7 Isbn versione ebook: 978-88-32107-20-3

    Prefazione di Alberto Chimal

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    I racconti di Amparo Dávila, sacerdotessa della scrittura del terrore, sono intrisi di inquietudini spesso suscitate da presenze e rumori sfuggenti, a malapena descrivibili eppure paralizzanti, tali da spingere il lettore a chiedersi se non sia questa la vera sostanza della realtà: un incubo di terribile fascino che solo pochi iniziati hanno il privilegio di vedere alla luce del sole. Come Leonora Carrington, Edgar Allan Poe e Shirley Jackson, le grandi firme della letteratura a cui è stata paragonata, Amparo Dávila ha visto cosa si cela nelle pieghe tra il sonno e la veglia, tra il sogno e l’incubo, senza trovarvi alcuna differenza: il resoconto lo tenete nelle vostre mani.

    Amparo Dávila è nata in Messico nel 1928 ed è scomparsa il 18 aprile 2020. Ha pubblicato numerose raccolte di racconti ed è stata insignita della Medalla Bellas Artes nel 2015 e del premio Xavier Villaurrutia nel 1977. Negli ultimi anni un rinnovato interesse verso le sue opere l’ha consacrata come una delle più grandi maestre messicane del racconto.

    «Figura quasi mitica della letteratura messicana, celebre come autrice di racconti dell’insolito» (Corriere della Sera) viene tradotta in italiano per la prima volta nell’anno della sua scomparsa. «Ognuna di queste storie è in egual misura un film di Hitchcock e una lama di rasoio: austera, impeccabilmente cesellata, profondamente inquietante e capace di tagliarti. Amparo Dávila è Franz Kafka passando per Yōko Ogawa, César Aira passando per Leonora Carrington, Julio Cortázar passando per Armonía Somers, e sono così grata che sia stata tradotta». Carmen Maria Machado «Amparo Dávila è un prodigio, e questo libro scaglia un incantesimo delizioso e sconcertante». Los Angeles Times «Il tema dei suoi racconti è universale. Le mirabili storie di Amparo, mescolando il quotidiano con il fantastico dell’esperienza umana, conferiscono al suo lavoro un’integrità artistica rintracciabile solo nelle creazioni del maestro argentino Jorge Luis Borges». The New York Times «La risposta del Messico a Shirley Jackson. Dávila irradia un senso di disagio e calamità. Per molto tempo, le donne hanno cercato conforto nell’oscurità quando le loro vite erano colme di quieta disperazione. È questo l’urlo silenzioso che permea L’ospite». National Public Radio, NPR «Considerata “una maga”, fu molto ammirata da Borges e da Julio Cortázar. I suoi racconti hanno tutti un tratto riconoscibile, che diviene proprio la sua cifra: il terrore, la paura e la sospensione nascono dentro le mura domestiche, in situazioni quotidiane; i protagonisti dei suoi racconti si ritrovano a dover fare i conti i propri demoni, e proprio quando sono da soli in un ambiente che dovrebbe essere per loro protettivo e familiare vengono assaliti dalle loro ossessioni». Io Donna del Corriere della Sera

    Quando usciva dalla sua stanza cominciava l’incubo più terribile che una persona possa sopportare. Si piazzava sempre sotto un piccolo pergolato, davanti alla porta di camera mia. Io non uscivo più. A volte, pensando che stesse ancora dormendo, mi avviavo verso la cucina per preparare la merenda ai bambini, e di colpo lo scoprivo in un angolo buio del porticato, sotto i rampicanti. «È già lì, Guadalupe!» gridavo disperata.

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    Titolo: La ragazza che levita Autore: Barbara Comyns Traduzione: Cristina Pascotto Genere: Narrativa Pagine: 156 Prezzo: 16 € Isbn versione cartacea: 978-8897561842 Isbn versione ebook: 978-88-32107-30-2

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    Dall’autrice di “Chi è partito e chi è rimasto”, una fiaba nera su una ragazza e il suo straordinario potere segreto. Cresciuta nel sud di una Londra d’età edoardiana, Alice Rowlands desidera romanticismo e avventura, e la liberazione da una vita triste, restrittiva e solitaria. Suo padre, un sinistro veterinario, è brutale e sprezzante; la sua nuova ragazza sfacciata e lasciva; i pochi amici bizzarri e sfuggenti. Alice cerca rifugio nei ricordi di una madre perduta e nelle fantasie di un indistinto desiderio d’amore, e nella fioritura di ciò che lei percepisce come un potere occulto da nascondere a tutti i costi. Una serie di inesplicabili eventi la porterà a un epilogo di terribile trionfo, durante il quale sarà chiamata a svelare suo malgrado il suo eccezionale potere segreto. “La ragazza che levita” combina magistralmente un realismo scioccante a un tocco visionario, in un piccolo gioiello erede della letteratura gotica.

    Barbara Comyns è stata un’artista e scrittrice inglese. Nata nel 1907 a Warwickshire, a seguito di un infelice matrimonio giovanile sposa Richard Strettell Comyns Carr e la coppia decide di stabilirsi a Londra, dove la Comyns intraprende i prima passi come scrittrice. Negli anni '50 si trasferisce con il marito in Spagna, dove soggiornerà per diciotto anni. È autrice di undici romanzi.

    «Barbara Comyns lascia i lettori de La Ragazza che Levita annichiliti, persi in una visione aerea e gotica, assai vicina a Edgar Allan Poe (La caduta della casa degli Usher) e Shirley Jackson (L’Incubo di Hill House)». Artslife - Salvatore Piombino «Una signora inglese crudele come Stephen King». Il Venerdì di Repubblica «Barbara Comyns è una precorritrice di Angela Carter». Ansa.it «Il mondo di Barbara Comyns è strano e meraviglioso. La si potrebbe addirittura definire un genio dimenticato». The Guardian «Straziante e ossessionante, come un incrocio inaspettato tra Flannery O’Connor e Stephen King». The New York Times Book Review «Lo strano e l’insolito della signora Comyns e quell’occhio innocente che osserva con semplicità infantile l’avvenimento più fantastico o inquietante; questi non sono mai stati, credo, più espressivamente dispiegati come ne “La ragazza che levita”». Graham Greene «Dopo l'ennesima sventura Alice si ritrova dotata di un superpotere: se il mondo non fa che deluderla, lei di notte levita, trasformandosi in un'eroina non troppo diversa dalla futura Carrie di Stephen King». Venerdì di Repubblica «Simbolico, allegorico, affascinante, travolgente, elegante, raffinato, profondissimo, ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, congegnato in modo magistrale, è un mirabile affresco della natura dell’umanità e dei desideri». Convenzionali «Costantemente circondata da uomini che vogliono, se pur in modi diversi, acquisire controllo sulla sua vita, Alice riesce ad essere sé stessa solo in una bolla di bizzarro realismo magico british, in cui i contorni degli oggetti quotidiani si fanno immaginifici e il distacco dal mondo è fisicamente possibile tramite inspiegabili episodi di levitazione, che si fanno via via più importanti nella storia della ragazza». Rifugio dell'Ircocervo «La miniatura di una dark novel, poco più di 100 pagine in cui questa autrice, che io “sperimento” per la prima volta, racconta la solitudine, la sconfitta, la vita senza il minimo barlume d’amore [...] Non credo di dover aggiungere altro se non Leggete». Linkiesta «Sia ode a barbara comyns (e all’editore che la pubblica): donna, bella, indipendente, scrittrice di romanzi gotici che piacevano a Graham Greene e anticipano Stephen King». Pangea
    Riguardo "Chi è partito e chi è rimasto"

    «Le oscure immagini della Comyns, quasi da incubo, fanno di questo romanzo una lettura indimenticabile». Publishers Weekly

    «Come accade in Kleist e Kafka, la navigazione sul terreno sospeso tra il mistero e il linguaggio comune è più facile da esperire che descrivere». The Quarterly Conversation

    «La cupa pastorale della Comyns è un piccolo capolavoro rimasto finora nell’oscurità, capace di inaugurare sentieri tuttora inesplorati dagli altri scrittori». Brian Evenson

    «Un piccolo capolavoro dark e surreale scritto negli anni Cinquanta da un'autrice ancora da scoprire. Da leggere mentre aspetti il traghetto, con i piedi nell’acqua» Cosmopolitan Italia

    «Inedita in Italia, arriva la fiaba nera "Chi è partito e chi è rimasto" (Safarà Editore) dell'autrice e scrittrice inglese di inizio '900 Barbara Comyns, definita una precorritrice di Angela Carter». Ansa.it

    «Uno dei gioielli di Barbara Comyns, artista e scrittrice inglese scomparsa il 14 luglio di ventisei anni fa. Della Comyns, autrice forse sottovalutata e poco conosciuta in Italia, contiamo ben undici romanzi, e considerate che il suo esordio vide la luce quando lei aveva già quarant’anni». Il Foglio 

    «Un romanzo che viene definito un piccolo capolavoro. E lo è. Lo è davvero. Appena 135 pagine che mi hanno tenuta in pugno finché non sono arrivata alla fine. Una scrittura di raro fascino, una grandissima capacità di costruire scene che da bucoliche iniziano pian piano a tingersi di nero, un crescendo di avvenimenti funesti che mettono il lettore nella posizione di non sapere come andrà a finire e cosa aspettarsi. Una galleria di personaggi eccentrici che l’autrice crea con penna sapiente, facendoli muovere sulla scena e mostrandoli con vivida lucidità in ogni loro aspetto». Il mestiere di leggere

    «Warwickshire, estate di fine Ottocento [...] un luogo arroccato in sé stesso, emotivamente autarchico, riparato nei propri malanni come dentro a una bolla [...] Un romanzo d’altri tempi, scritto intorno alla metà del secolo scorso e che si riscopre attualissimo». Mangialibri

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    Titolo: La sete Autore: Maire-Claire Blais Traduzione: Federica Di Lella Genere: Narrativa Pagine: 336 Prezzo: 19,5 € Isbn versione cartacea: 978-88-32107-18-0

    Vincitore del Prix du Gouverneur général, la prima traduzione del romanzo che inaugura il celebre ciclo Soifs della pluripremiata scrittrice canadese. «…l’invito perfetto per sognare». Die Welt «La grande romanziera del Québec, celebre in tutto il mondo, ha costruito per oltre mezzo secolo un’abbacinante opera sulla vita degli emarginati».  Le Monde 
    In una grande villa in un’isola senza nome del Golfo del Messico, entrambe spartiacque tra infiniti mondi, vengono indetti tre giorni e tre notti di festa per salutare la nascita di Vincent, e la fine di un secolo. Nel corso dei magnifici festeggiamenti i molti invitati di Mélanie e Daniel collidono tra loro in un flusso vorticoso di sentimenti indomabili, passandosi il testimone di una narrazione corale che scorre inquieta in cerca dell’appagamento della sete inestinguibile che accomuna tutti i protagonisti di questo vertiginoso romanzo corale: la sete di ubriachezza, di bellezza, e infine di giustizia. 

    Marie-Claire Blais è nata in Québec nel 1939. Le sue opere hanno ricevuto innumerevoli premi, tra cui il Prix Molson du Conseil des arts du Canada e il Prix du Gouverneur général. È stata inoltre insignita del Compagnon de l’Ordre du Canada e del Compagne de l’Ordre des arts et des lettres du Québec, riconoscimenti che l’hanno consacrata come una delle più grandi scrittrici della sua generazione.
    Foto credit: Jill Glessing

    «Dagli anni Settanta in poi la sua scrittura è diventata sempre più impressionistica, ellittica, focalizzata sull'interiorità, fino al ciclo Soifs: un racconto in dieci libri che scorrono come correnti in un Oceano, le virgole come onde, passando da un personaggio all'altro senza paragrafi e con rarissimi punti» Viviana Mazza, la Lettura «Una serie di libri così amati dalla critica da farle conquistare la nomea di erede di Virginia Woolf e una candidatura al Nobel [...] in una scrittura e uno stile che echeggiano Roberto Bolaño tanto quanto Joyce e Proust». Tiziana Lo Porto, Il Venerdì di Repubblica  «Un capolavoro». The New Yorker «Un’opera monumentale, visionaria, essenziale e ricco affresco della fine del secolo».  Voir «Una vasta musica per il magnifico respiro di una frase inesauribile… splendente e apocalittico». Libération «Blais conduce i suoi lettori in un mondo di sovrapposizioni, di continua violenza, in un mondo che da tutto questo guadagna un potere narrativo che dilaga delicatamente sulla pagina insieme a una profonda gioia di vivere – in una prosa magistralmente controllata, chiara e flessibile come un foglio».  Frankfurter Allgemeine Zeitung «Un libro che terminiamo con riluttanza e con un profondo senso di gratitudine per i personaggi che, come gli eroi di Sofocle e Shakespeare, sono i messaggeri di una verità nascosta di fondamentale interesse per il cuore umano». Magazine Littéraire La Lettura, Corriere della Sera Il Venerdì di Repubblica

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    Titolo: Le pianure Autore: Gerald Murnane Traduzione: Roberto Serrai Genere: Narrativa Pagine: 128 Prezzo: 18 € Isbn versione cartacea: 978-88-32107-34-0 Isbn versione ebook: 978-88-32107-23-4

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    «Questo barista di una polverosa città australiana potrebbe essere il prossimo premio Nobel per la letteratura?». The New York Times
    Quando un giovane cineasta arriva nel remoto territorio delle pianure con l’intento di narrare la storia delle famiglie e dei proprietari terrieri che le abitano dalle origini, immediatamente il lettore si accorgerà che l’intento è ben più vasto: creare per la prima volta un’epica australiana attraverso l’esperienza delle pianure, un luogo sia fisico che mentale, eretto a simbolo di una nazione stessa. Mentre il romanzo si dipana diventa, nelle parole di Murray Bail: «un miraggio del paesaggio, della memoria, dell’amore e della letteratura stessa».

    Gerald Murnane è nato a Melbourne nel 1939. È stato insegnante, editore e docente universitario. Il suo romanzo d’esordio, “Tamarisk Row” (1974), è stato seguito da altre dieci opere di narrativa, tra cui “Le pianure” e più recentemente “Border District”. Nel 1999 Murnane ha vinto il Patrick White Award e nel 2009 ha vinto il Melbourne Prize for Literature. Vive nella Victoria occidentale, e non ha mai lasciato l’Australia in tutta la sua vita. Safarà Editore pubblicherà cinque delle sue opere più importanti, tra cui anche “Border District” e “Tamarisk Row”.

    «Questo barista di una polverosa città australiana potrebbe essere il prossimo premio Nobel per la letteratura?». The New York Times «Gerald Murnane è uno dei più grandi scrittori viventi ma non ne avete mai sentito parlare». Rivista Studio «Autori come J. M. Coetzee, Teju Cole e Ben Lerner sono suoi ferventi ammiratori. […] È in pole position, tra gli australiani, per il Nobel». La Lettura del Corriere della Sera «Per Murnane, l’accesso a un altro mondo – un mondo distinto e per molti aspetti migliore del nostro – non si ottiene né dalle buone opere né dalla grazia, ma abbandonando sé stessi alla finzione». J.M. Coetzee «È il James Joyce australiano». The Spectator «Uno strano capolavoro australiano». The New Yorker «Le vere pianure sono le pieghe della mente, che contengono l’elusiva materia della memoria. Murnane, un genio, è un degno erede di Beckett». Teju Cole per The Guardian «Un romanzo raffinato, distintivo, indimenticabile». Shirley Hazzard «Gerald Murnane è senza dubbio uno dei più originali scrittori che lavorano oggi in Australia e “Le pianure” è un libro affascinante e gratificante... La scrittura è straordinariamente buona, spartana, austera, forte, spesso stranamente commovente». The Australian

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    Titolo: Mrs. Brooks, New Jersey Autore: Amy Koppelman Traduzione: Alice Intelisano Genere: Narrativa Pagine: 192 Prezzo: 16 € Isbn versione cartacea: 978-88-97561-78-1 Isbn versione ebook: 978-88-97561-86-6

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    Da questo romanzo il film “I Smile Back” con Sarah Silverman e Josh Charles, acclamato al Sundance Film Festival e al Toronto International Film Festival

    Laney Brooks è una moglie e una madre apparentemente perfetta, ma in realtà prigioniera di demoni implacabili; sotto la superficie di una vita privilegiata, Laney nasconde infatti i detriti di una vita scomposta, dipendente dalla droga e dal sesso e da un bisogno di amore abissale, apparentemente incolmabile. Quando Laney si rende conto di trascinare nel baratro la sua stessa famiglia, proverà un ultimo e disperato tentativo di redenzione, ma la strada sarà minata dalle insidie innescate dalle sue stesse mani.

    Amy Koppelman, laureata presso la Columbia University, vive a New York con suo marito e due figli. I suoi scritti sono apparsi sul New York Observer e Lilith. Ha adattato la sceneggiatura del lm tratto dal suo romanzo. Tra le sue opere anche A Mouthful of Air e Hesitation Wounds.

    «Coraggioso». Library Journal

    «Amy Koppelman indaga a fondo i recessi oscuri e cavernosi di una madre di provincia dall’aspetto impeccabile, ed emerge con uno dei romanzi più angoscianti che abbia letto in anni. Questo romanzo è una piccola, magnifica, esplosione letteraria». Dani Shapiro

    «La prosa di Amy Koppelman è sottile e crepitante; ogni frase è carica di un profetico senso di minaccia. Come una scena del crimine o la carcassa di un’auto in fiamme, è impossibile non restarne ipnotizzati». Publishers Weekly

    «Amy Koppelman scrive perlopiù dall’interno della mente disincantata di Laney, rimbalzando tra i dettagli quotidiani della sua vita di moglie e madre e meditazioni di grande respiro, dando vita a squisiti movimenti sinfonici a sé stanti». Elle

    «Laney sembra la moglie e la madre che tutti vorrebbero, ma sotto tanta perfezione nasconde un inferno personale. Tra depressione e autodistruzione, droga e dipendenza da sesso, la sua vita sta per andare in rovina, travolgendo anche gli affetti cui tiene di più. tenterà di redimersi, prima che sia troppo tardi». Cosmopolitan Italia

    «Nelle prime pagine di Mrs. Brooks, New Jersey si sa poco, se non quello che nasconde e allora ti dici: “Cosa stai combinando Laney, come ti sei ritrovata intrappolata in questa vita che ti sta così stretta?”. In fondo non siamo un po’ tutti irrisolti, infelici? [...]“Troverai mai pace Laney?”, le chiederà il marito, e la risposta la trovate in una struggente e liberatoria pagina finale. Perdonami se ti ho giudicata Mrs Brooks, adesso so che ci hai provato». Cose Belle Magazine

    «Laney è la moglie perfetta. È la madre perfetta. È la donna più fragile e infelice del mondo. Nasconde sotto le apparenze un dolore immenso. [...] Ha un ritmo perfetto. Da sceneggiatura impeccabile. Ed è credibile e splendido». Convenzionali.com

    «Questi sono gli alti e bassi di Laney Brooks, l’antieroina del nuovo e potente romanzo di Amy Koppelman. Nata a Manhattan e trapiantata nei sobborghi di Jersey City, Laney è sposata, ha due figli piccoli, troppi soldi e troppo tempo libero. Così rievoca l’abbandono di suo padre, e nel frattempo beve, prende calmanti, sniffa coca, resta alzata fino a tardi e osserva troppo da vicino i difetti dei figli, che sembrano puntare il dito contro i suoi fallimenti come madre». Internazionale

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    Titolo: Tamarisk Row Autore: Gerald Murnane Traduzione: Roberto Serrai Genere: Narrativa Pagine: 308 Prezzo: 19,5 € Isbn versione cartacea: 978-88-32107-16-6 Isbn versione ebook: 9788832107593

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    «Vi presento Murnane, il più grande scrittore che nessuno ha letto». La Repubblica
    A Bassett, polverosa cittadina dell’interno australiano, Clement Killeaton è impegnato a crescere. Sono i tardi anni Quaranta e sul retro del cortile della sua casa, sotto le tamerici, tutto è pronto per la Gold Cup nell’ippodromo costruito dalla sua immaginazione: il suo cavallo Tamarisk Row è pronto a giocarsi il tutto per tutto contro i suoi temibili rivali, in una serie di corse che decideranno il suo destino. E sarà proprio in quell’ippodromo, immaginifica e potente rappresentazione del mondo, che tutto troverà un significato: le scommesse del padre Augustine, l’universo delle ragazze colmo di segreti, gli insegnamenti cattolici delle algide suore e i maltrattamenti della banda di Barry Launder. Il galoppo di Tamarisk Row saprà condurlo attraverso radure di infinito mistero e sorprendenti scoperte, e a ogni falcata, il mondo svelerà infine quello che cela oltre le sue sterminate pianure.

    Gerald Murnane è nato a Melbourne nel 1939. Al suo romanzo d’esordio, Tamarisk Row (1974), seguono altre dieci opere, tra cui l’acclamato Le pianure (Safarà Editore, 2019). Vive nel Victoria occidentale, e non ha mai lasciato l’Australia in tutta la sua vita.

    «Vi presento Murnane, il più grande scrittore che nessuno ha letto. [...] Per Teju Cole è erede di Beckett; richiama l’epica di Cormac McCarthy depurata di violenza; se avesse una musica, sarebbe di Johnny Cash». La Repubblica «Murnane è maestro di una narrativa che pone al centro l’apprendimento, il farsi di un’esperienza». Il manifesto «Uno scrittore impressionante. [...] Murnane fa ciò che vuole. Asciuga, accumula descrizioni mozzafiato, si muove allusivo». Il Foglio «È nata una nuova stella della letteratura e ha ottanta anni». Rai Radio 3 «Gerald Murnane non è mai salito su un aereo. Ha fatto bene. Non gli serve. Più in alto di così il suo sguardo così fisicamente metafisico non sarebbe potuto salire. Da non perdere. Per non perdersi». Il Fatto Quotidiano «Il romanziere Gerald Murnane è una sorta di scrittore per scrittori che scrivono di scrittura. Un autore di culto australiano favorito al Nobel per la letteratura esplora i modi in cui le nostre menti e i ricordi mediano l’esperienza del mondo». The Guardian
    «Questo barista di una polverosa città australiana potrebbe essere il prossimo premio Nobel per la letteratura?». The New York Times «Gerald Murnane è uno dei più grandi scrittori viventi ma non ne avete mai sentito parlare». Rivista Studio «Autori come J. M. Coetzee, Teju Cole e Ben Lerner sono suoi ferventi ammiratori. […] È in pole position, tra gli australiani, per il Nobel». La Lettura del Corriere della Sera «Per Murnane, l’accesso a un altro mondo – un mondo distinto e per molti aspetti migliore del nostro – non si ottiene né dalle buone opere né dalla grazia, ma abbandonando sé stessi alla finzione». J.M. Coetzee «È il James Joyce australiano». The Spectator

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    TitoloVorrh. La foresta senza fine Autore: Brian Catling TraduzioneMassimo Gardella Genere: Narrativa, Fantasy Pagine: 468 Prezzo: 25,00 € Isbn versione cartacea978-88-32107-24-1

    L’opera che inaugura l’acclamata trilogia definita da Alan Moore «il primo capolavoro fantasy di questo secolo». «Un’opera che stabilisce un punto di riferimento non solo per la scrittura immaginativa, ma per l’immaginazione umana in sé... Leggi questo libro, e meravigliati». Alan Moore «Sono contento di avere questo libro come compagno nella mia avventura oscura». Tom Waits
    Ai margini della città di Essenwald, nel cuore dell’Africa colonizzata, si trova il Vorrh, una foresta viva e senziente, forse infinita. Molteplice è la natura dei suoi abitanti e di coloro che cercano di sfidare le sue leggi: il Vorrh piega infatti il tempo e cancella la memoria, e la leggenda vuole che il Giardino dell’Eden esista ancora nelle sue lussureggianti profondità. È un luogo in cui echeggiano ancora i passi del Primo Popolo e in cui la volontà di una potente sciamana guida la mano dell’arciere che è chiamato ad attraversare il suo mistero; tuttavia, in molti temono le conseguenze della sua missione e un tiratore nativo è stato assoldato per fermarlo. Saranno innumerevoli i protagonisti coinvolti nella caccia, tra cui ciclopi cresciuti da robot, angeli e demoni, nonché i doppelgänger di Raymond Roussel ed Eadweard Muybridge. Mentre realtà e finzione si fondono e il cacciatore diviene la preda, le fragili esistenze di tutti saranno in pericolo sotto le malie stordenti della foresta dove, come descrive Alan Moore, «aleggia la sensazione che tali eventi inconcepibili possano davvero essere accaduti o che, da qualche parte sotto la scorza dell’esistenza, continuino ad accadere in perpetuo».

    Brian Catling è nato a Londra nel 1948. Poeta, scultore, pittore e artista performativo, realizza installazioni e dipinge ritratti di ciclopi immaginari. Tra le sue opere più famose si annovera il celebre memoriale per la Torre di Londra. Catling ha tenuto mostre personali in prestigiose gallerie europee ed è membro del Linacre College, professore emerito presso la Ruskin School of Art dell’Università di Oxford, nonché Accademico Reale della Royal Academy of Arts. È autore dell’acclamata trilogia The Vorrh.

    «La lingua inglese ha dato vita a grandi opere di illimitata visione e immaginazione, e Vorrh è fra queste. È fantasia? Non mi importa affatto. È un’esplorazione molto sofisticata e sottile del decadente, del primitivo e del mitico. Si dice che molti libri siano come nient’altro e non lo sono, ma quest’opera lo è davvero». Philip Pullman, autore de La bussola d’oro «La scrittura di Brian Catling è così straordinaria da far male e mi fa capire quanto povera sia la mia immaginazione». Terry Gilliam «Il romanzo di Catling si legge come un classico ormai perduto della letteratura decadente o simbolista, con quello stesso senso di atemporalità. È strano, incredibilmente fantasioso, non ha paura di trasgredire e di perdersi, ed è diverso da qualsiasi cosa abbia mai letto».  Jeff VanderMeer «Sebbene i confronti con Michael Moorcock e Mervyn Peake saranno inevitabili, Vorrh offre qualcosa di più... Mi ha ricordato Odilon Redon: un’alchimia di flora luminosa, mostruosa e lussureggiante, e di umorismo nero». Times Literary Supplement «Ho adorato Vorrh di Brian Catling. Il romanzo è simile a una tempesta tropicale che esplode di arte e storia, sesso e natura. Un’epica fantasy visionaria che è incredibilmente divertente da leggere. Selvaggiamente diversa da tutto». Max Porter, The Guardian    

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    Titolo: 12 anni schiavo Autore: Solomon Northup Traduzione: Cristina Pascotto Pagine: 320 Sistina avorio 100 gr Lingua: Italiano ISBN: 9788897561149

    Prefazione di Steve McQueen

    Contemporaneamente all’uscita del film nelle sale italiane, Safarà Editore pubblica in traduzione italiana il romanzo autobiografico da cui è tratto l’omonimo lungometraggio candidato a nove Premi Oscar fra cui Miglior film, vincitore del Golden Globe 2014 come miglior film drammatico e del premio del pubblico al Toronto International Film Festival 2013, vincitore del premio Bafta come Miglior Film e migliore interpretazione (Chiwetel Ejiofor è il migliore attore protagonista per la sua toccante interpretazione di Solomon Northup). Il “12 anni schiavo” di Safarà Editore è impreziosito dalla prefazione del regista Steve McQueen, da illustrazioni originali tratte dalla prima edizione americana del 1853 e da dettagliati commenti storico-letterari.

    Negli stati del Nord dell’America profondamente divisa di metà Ottocento, nascere come uomini liberi non era una garanzia sufficiente al conseguimento di un’esistenza libera da catene. Lo testimonia la vicenda di Solomon Northup, figlio di schiavi e tra i primi membri di una generazione di afroamericani emancipati e aventi diritto a una vita di libertà e giustizia, suo malgrado protagonista di una vicenda dolorosa e sconcertante. Quella di un uomo libero attirato a Washington con il miraggio di un lavoro ben pagato, e qui rapito e trascinato in catene in un torrido Sud schiavista, dove viene spogliato di identità e diritti per essere venduto, simile a carne di bestiame, al miglior offerente. La storia della sua sopravvivenza nelle paludi della schiavitù della Louisiana in virtù di un animo che non si è mai arreso, forte della consapevolezza di una giustizia che sarebbe finalmente arrivata. Dodici anni schiavo è la storia del difficile cammino di emancipazione dell’umanità intera; e di un uomo che ne è stato un simbolo indimenticabile e che, con il suo esempio, ne ha rappresentato la forza trainante, colma di indomabile coraggio.

    Solomon Northup, afroamericano, nasce come uomo di condizione libera a Minerva, nello stato di New York, nel Luglio del 1808. Suo padre, Mintus Northup, era uno schiavo nero impiegato presso la famiglia Northup, allora residente nel Rhode Island. Da qui l’origine del cognome, secondo la consuetudine che gli schiavi prendessero il cognome dei loro proprietari. Per volontà dei suoi proprietari, il giovane Solomon viene emancipato dalla condizione di schiavo, e questo gli permise di continuare a rimanere presso l’ex fattoria del padre, dove trascorre la gioventù studiando il violino e coltivando una considerevole istruzione, e di crescere così come un individuo libero e consapevole. Nel 1829 sposerà Anne Hampton, da cui avrà tre figli. Grande lavoratore, Solomon Northup si trasferisce a Saratoga Springs (New York) per lavorare come allevatore, falegname e occasionale violinista, nella costante ricerca di garantire la prosperità alla sua giovane famiglia. Tuttavia questa sua profonda inquietudine lo trascinò in una vicenda terribile, che avrebbe segnato per sempre la sua esistenza. "Dodici anni schiavo" è il racconto della sconcertante vicenda di un uomo nato libero, rapito e costretto a dodici anni di schiavitù coatta nelle regioni paludose e malsane della Louisiana, delle sue inaudite sofferenze e inaccettabili umiliazioni; ma anche della sua speranza mai sopita e di un orgoglio mai piegato; e di un riscatto finale che ha il sapore di una conquista per l’umanità intera.

    “Un libro di grande coraggio” - Il libro ci lasciò senza fiato: la misura epica, l’attenzione per i dettagli, il senso dell’avventura, l’orrore e l’umanità. Il libro sembrava già una sceneggiatura pronta a diventare un film. Non potevo credere di non aver mai sentito parlare prima di questo libro. [ ... ] Non ero l’unico a non conoscere quest’opera. [ ... ] Una storia raccontata con tale bellezza e così grande cuore doveva assolutamente essere conosciuta dal grande pubblico. Spero che il mio film possa contribuire a gettare luce sull’importanza di un libro di grande coraggio. La vita e il coraggio di Solomon lo meritano pienamente.

    15 aprile 2014 - Il Manifesto «Il canto di sofferenza dell’uomo senza libertà» di Luigi Onori 06 marzo 2014 - Leggere a colori «12 anni schiavo con illustrazioni originali di Safarà Editore»

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    Titolo: A Bloomsbury e altri racconti Autore: Mary Butts Traduzione: Giulia Betti e Cristina Pascotto Genere: Narrativa – raccolta di racconti Pagine: 168 Isbn: Versione cartacea: 978-88-97561-92-7; versione epub: 978-88-32107-33-3

    Acquista l’e-book su: Ibs.it; Amazon.it; Bookrepublic.it

    Un’eccentrica modernista inglese, dimenticata a causa della sua biografia controversa, per la prima volta in traduzione italiana. I racconti di Mary Butts (1890-1937), selezionati e tradotti per la prima volta in lingua italiana, raccontano di amori e tradimenti, magia e messinscena, credenza e follia, ma soprattutto raccontano la Lost Generation negli anni ‘20 e ‘30. In questi racconti dal tocco rapido, ellittico e a tratti altamente sperimentale, dove regna l’immaginazione attiva e dove il velo tra naturale e soprannaturale può essere lacerato in un istante e altrettanto rapidamente restaurato, il talento di Mary Butts prorompe come l’impetuosità della sua vita tragicamente breve, costellata dai tempestosi legami con i più grandi scrittori della sua epoca tra cui Evelyn Waugh, Ezra Pound e T.S. Eliot, Katherine Mansfield e Virginia Woolf.
    La scrittrice inglese Mary Butts, voce distintiva e originale all’interno del movimento modernista, scrisse con potente intuizione sulla Lost Generation e sperimentò nella sua scrittura alcune delle innovazioni più importanti del ’900 letterario. Nacque nel 1890 a Dorset, in Inghilterra, pronipote di Sir Thomas Butts, il mecenate di William Blake, e al momento della sua morte prematura nel 1937 il suo la- voro veniva acclamato per la sua coraggiosa originalità e vivacità stilistica; le sue numerose storie, romanzi e poesie furono paragonate a Katherine Mansfield, D.H. Lawrence e T.S. Eliot. Nel suo stile si riflettono alcune delle avanguardie letterarie più interessanti dell’epoca, nonché l’influenza dell’occultismo e della nascente psicanalisi.

    «Un’autrice con un corpus di opere di grande interesse, ma che probabilmente non avete mai sentito nominare». The New York Times

    «Mary Butts merita di essere annoverata con Katherine Mansfield, D.H. Lawrence e Virginia Woolf tra le più importanti e originali scrittrici moderniste d’Inghilterra». Chicago Tribune «Leggere Mary Butts è simile alle montagne russe. Ogni svolta è una sensazione inedita, e anche se a volte si soffre di vertigini, in ognuno di questi racconti c’è un incanto che ha qualcosa di magico». New Letters «I racconti che compongono "A Bloomsbury" sfuggono ad ogni classificazione di genere: criptici, freschi eppure contorti, insomma altamente sperimentali, ricreano la Parigi e la Londra degli anni ’20 e ’30 filtrandole attraverso il vissuto e il punto di vista particolare dell’autrice». Il rifugio dell'Ircocervo «Nelle storie proposte troviamo una felice miscela di misteri e mondanità tipicamente londinese, conditi da un senso di aporia, di indecidibilità narrativa e di levità stilistica che sono, se vogliamo, la risposta a un certo ombroso concettismo modernista capace di stabilizzarsi meglio nell'immaginario collettivo». Alias - Il Manifesto «In questa sua prima edizione italiana Mary Butts viene presentata come (e in effetti fu) pacifista, bisessuale, occultista ed ecofemminista ante litteram. Tuttavia, a guardare con più attenzione queste definizioni, si comprende perché fu già all’epoca estremamente controversa». Doppiozero «La sua scrittura riesce a raccontare l’impercettibile, la vitalità della campagna inglese e, più in generale, l’essenza misterica della natura. Mary Butts dà vita a un quadro inatteso della campagna inglese, affrontando temi classici, come la contrapposizione città/campagna-mondo rurale, e intrecciandoli a profonde e sofisticate riflessioni sul potere, sia esso politico, femminile o naturale». Duecento pagine «Personalmente è stata una bella scoperta, sono rimasta colpita dallo stile, attualissimo e personale, di questa autrice che non conoscevo, e che mi ha affascinato anche come persona, nelle sue scelte, nelle contraddizioni e nella capacità di essere se stessa, sempre». Il mestiere di leggere «Mary Butts, quindi, è un’autrice che andrebbe sicuramente rivalutata e riletta. I suoi racconti si risolvono spesso in un nulla di fatto, che però non è mai improvviso, ma che sfumano verso l’incertezza tipica di chi ha visto il mondo distruggersi ben due volte». Nessun cancello - nessuna serratura
    «Ecco il revival mistico-animista degli anni ’30 a cui Butts aderisce, e che reagisce esplorando l’arcano e il primitivo dopo una velenosa guerra di trincea». Medium-Ghinea «Dopo un iniziale spaesamento, si fa presto a godere dei dialoghi ombrosi, taglienti e delle descrizioni potentissime». Altri Animali

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    Titolo: A tutto c'è rimedio Autore: Helen Phillips Traduzione: Cristina Pascotto e Alice Intelisano Genere: Narrativa - raccolta di racconti Pagine: 176 Titolo originale: Some Possible Solutions Isbn: Versione cartacea: 978-88-97561-89-7; versione epub: 9788832107043 Acquista l'e-book su: Ibs.it; Amazon.it; Bookrepublic.it

    Dall’autrice dell’acclamato “La bella burocrate” una surreale raccolta di racconti

     Nei mondi distopici in cui si muovono gli indimenticabili personaggi dei racconti di “A tutto c’è rimedio” – partner robotici pronti a soddisfare i più inesprimibili desideri, inquietanti neomamme sosia, conoscitori di impossibili domande, individui pronti a fondersi con la propria anima gemella aliena, tutti impegnati a rimediare alle difficoltà delle indistricabili relazioni umane e a trovare il loro posto nel mondo naturale – troveremo le emozioni più autentiche che attraversano ognuno di noi: l’inevitabilità dell’amore, lo humour e la meraviglia del tessuto della vita come possibile risposta alle più grandi domande che siamo chiamati ad affrontare.

    Helen Phillips è autrice dell’opera And Yet They Were Happy, nominata tra le migliori raccolte del 2011 da The Story Prize. È la vincitrice del Rona Jaffe Foundation Writer’s Award, dell’Italo Calvino Prize in Fabulist Fiction, The Iowa Review Non ction Award, e del Diagram Innovative Fiction Award. I suoi lavori sono apparsi in NPR’s Selected Shorts e in Tin House. Vive a Brooklyn con il marito, l’artista Adam Douglas Thompson, e i loro figli. Con Safarà Editore ha pubblicato il suo romanzo più famoso, "La bella burocrate" (2017).

    «Una maestra nel creare mondi leggermente obliqui del tutto somiglianti al nostro». Los Angeles Times

    «Proprio quando pensi di aver capito a che gioco sta giocando, ecco arrivare un’altra piccola fiaba, un puzzle postmodernista, o una scaltra rivelazione». O, The Oprah Magazine

    «Phillips dimostra di essere in grado di trattare alcune delle più grandi domande sull’esistenza offrendo, ebbene sì, alcuni possibili rimedi». Kirkus Review

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    Titolo: Abbecedario degli animali A cura di: Alessandro Fiori Genere: Saggistica; libro illustrato Pagine: 60 Isbn: 978-88-97561-52-1 Uscita: settembre 2017

    Ospite a Pordenonelegge 2017

    7 artisti 21 illustrazioni 51 scoperte

    “Abbecedario degli animali” è un progetto pionieristico che coniuga la forza della ricerca alla potenza della creatività: a ogni lettera corrisponde un’illustrazione che vede protagonista un animale e a ogni animale una verità sul mondo che abbiamo creato per loro. Un’opera capace di portare alla luce le verità nascoste dalla coltre di polvere della quotidianità attraverso il linguaggio dell’illustrazione; per scoprire, lettera dopo lettera, la presenza degli animali in ogni dimensione della nostra vita.

    Con un contributo di Gianluigi Toccafondo

    Alessandro Fiori è dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione e Scienze dello Spettacolo e docente di Costruzione del messaggio pubblicitario presso l’Università di Urbino Carlo Bo. È Direttore creativo dell’agenzia di comunicazione tacoshub.it. I suoi interessi di ricerca sono rivolti alla sociologia dei consumi e alle strategie di comunicazione per comunità di consumatori. È coautore del volume Donaction, ricerca-azione sul mondo della donazione e i suoi processi comunicativi (Fiori, Sacchetti, 2015).

    15 SETTEMBRE ore 15 PORDENONELEGGE.IT Palazzo della Provincia, PORDENONE In un dialogo con Claudio Pomo, Responsabile Campagne di Essere Animali e Arianna Papini, illustratrice

    «Il primo pregio di questo testo è quindi di puntare all’informazione a alla costruzione nel tempo della consapevolezza, evitando di seguire un “approccio shock” che (forse) ha conseguenze anche negative sull’opinione pubblica e sui risultati». La linea laterale

    «Abbecedario degli animali è un viaggio costituito da ventuno tavole illustrate da sette differenti illustratori, una per ogni lettera dell’alfabeto, dedicata alle modalità di sfruttamento degli animali non umani da parte della nostra specie: dall’intrattenimento, all’alimentazione, all’abbigliamento, alla sperimentazione. Un progetto innovativo, corredato da cinquantuno QR code che consentono di accedere alle fonti su cui si basa la ricerca». Da sapere.it

    «In definitiva, il libro curato da Fiori si fa forza di un messaggio robusto, senza ricorrere ai sensazionalismi di certe campagne, limitandosi a raccogliere dati, informare il lettore, lasciare che si specchi nel pianeta che sta manomettendo: i colori delle illustrazioni sono caldi, la fine degli animali è rappresentata con spietatezza, senza ironia, così come le cose vanno».

    Il mucchio selvaggio 

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    Titolo: Accadde il primo settembre (o un altro giorno) Autore: Pavol Rankov Traduzione: Alessandra Mura Genere: Narrativa Pagine: 416 Prezzo: 19,50 € Isbn: 978-88-97561-56-9

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    Vincitore dell’European Union Prize for Literature (EULP)

    Peter, ungherese, Ján, ceco, e Gabriel, ebreo, sono tre giovani amici, ognuno irrimediabilmente innamorato della slovacca Mária: è il 1938 e poiché Levice, piccola città della Slovacchia al con ne con l’Ungheria, è tra le poche a vantare una piscina, i tre amici decidono che si contenderanno il diritto di corteggiarla con una memorabile gara di nuoto, il primo settembre. Nelle loro vite irrompe però la Storia, non calcolata, improvvisa e violenta, a impedire anno dopo anno lo svolgersi della competizione, che da allora diventerà il centro gravitazionale delle loro vite, seppur decentrato, rincorso, quasi irraggiungibile: i tre amici e Mária si aggrappano alla loro amicizia e al loro amore come unico collante delle loro identità disperse. In questo romanzo, uno dei più importanti nella letteratura slovacca contemporanea, la Storia sconvolge gli ordini preesistenti e ostacola i legami, obbligando i protagonisti a combattere le potenti e irrazionali forze disgregatrici del Novecento, e della vita stessa.

    Pavol Rankov (Poprad, Slovacchia, 1964), scrittore e saggista, è tra le voci più importanti della letteratura slovacca contemporanea. Ha esordito nel 1995 con il libro di racconti S odstupom času (A distanza di tempo), con il quale ha vinto il premio Ivan Krasko, il più prestigioso premio letterario slovacco per la miglior opera prima. In Italia ha vinto il Premio Letterario Internazionale Jean Monnet (1997), e il premio del quotidiano slovacco SME “Poviedka 2001” (Racconto 2001). Nel 2008 esce il suo primo romanzo, Accadde il primo settembre (o un altro giorno), vincitore del Premio Europeo per la Letteratura 2009.

    Alessandra Mura ha studiato lingue e letterature slave (ceco, slovacco e russo) presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, conseguendo nel 1985 il Diploma di Laurea in Lettere. Dal 1985 si occupa di traduzione letteraria dal ceco e dallo slovacco. Ha svolto seminari sulla traduzione letteraria presso varie università italiane fra cui Viterbo e Udine, Napoli e Roma. È attualmente responsabile della Biblioteca di Slavistica, presso il Dipartimento di Studi europei, americani e interculturali, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

    «I personaggi di questo romanzo [...] non sono predestinati dalla loro appartenenza etnica, ma le loro origini giocano nelle peripezie del romanzo un ruolo cruciale. Si lanciano nei cataclismi della storia con una passione del tutto personale, e inconsapevoli delle conseguenze». Alexander Halvoník (scrittore e critico letterario)

    «Pavol Rankov [...] non critica, ama troppo (e in realtà legittimamente) i suoi personaggi. Ci ricorda tuttavia eventi che troppo spesso (e incorreggibilmente) preferiamo dimenticare». Zuzana Mojžišová (scrittrice)

    «Uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni: un grande affresco che aiuta a capire gli avvenimenti tragici e i cambiamenti di un’epoca che, passando attraverso una guerra devastante, ha mutato in modo incontrovertibile il volto e il destino di intere nazioni e di popoli. In questo quadro generale, seguiamo le vite dei personaggi che, loro malgrado, si trovano ad attraversare anni difficili cercando di mantenersi in vita e di non disperdere la loro amicizia e il loro amore per una donna, che li unisce e dà un senso alle loro esistenze». Il mestiere di leggere

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    Titolo: Aeroplani di carta Autrice: Dawn O'Porter Collana: giovani adulti Pagine: 224 Isbn: 978-88-97561-40-8 Traduzione: Alice Intelisano Titolo originale: Paper Aeroplanes Genere: narrativa, giovani adulti Uscita: 2 marzo 2017

     

     

     

    «L’irriverente racconto di un'amicizia tra teenager negli anni '90... Una lettura bellissima e nostalgica». Marie Claire

    A metà degli anni ‘90 Renée e Flo, studentesse dell’isola di Guernsey, non sembrano destinate a diventare amiche. Introspettiva e studiosa, Flo non potrebbe essere più diversa dall’estroversa e sessualmente curiosa Renée. Ma Renée e Flo sono unite dalla solitudine e dalle loro famiglie disfunzionali, e su questa base scaturisce un legame intenso e inaspettato. Anche se ci sono ostacoli alla loro amicizia, quindici anni è un’età in cui tutto può accadere. Aeroplani di carta è un romanzo grintoso, struggente, spesso divertente e di grande potenza. Un’istantanea indimenticabile dell’adolescenza in una piccola città e del dirompente potere dell’amicizia al femminile.

    Dawn O’Porter è una giornalista televisiva. Ha diretto tredici documentari su ogni sorta di argomenti, tra cui la poligamia, il parto, le geishe, l’immagine del corpo, il cancro al seno nonché su Dirty Dancing. Dawn ha scritto per vari giornali e riviste, tra cui Grazia e Stylist. È una tweeter altamente prolifica e blogger del The Dawn Report. Sebbene Dawn viva a Londra con il marito, il celebre attore Chris O’Dowd, trascorre molto tempo a Los Angeles e viaggia molto.

    Quattro blogger ci riportano agli anni '90 sull'isola di Guernsey, per scoprire le vite delle quindicenni Flo e Renée, protagoniste del romanzo per giovani adulti "Aeroplani di carta" della star televisiva britannica Dawn O'Porter.

    2 marzo 2017: La Biblioteca di Eliza ci parlerà delle due protagoniste, Flo e Renée.

    9 marzo 2017: Words of Books ci svelerà tutto sull'autrice, Dawn O'Porter.

    17 marzo 2017: Please Another Book ci farà viaggiare sull'isola di Guernsey, luogo in cui il romanzo è ambientato.

    23 marzo 2017: Devilishly Stylish ci trasporterà di nuovo negli anni '90 grazie a degli estratti tratti dal romanzo.

    «Dawn O’Porter ha colto ogni singolo momento epocale della vita di tutte le liceali». Glamour Magazine

    «Divertente, toccante e ricco di cultura pop, questo romanzo è un must per tutti coloro che hanno sperimentato la gioia, e il dolore, delle amicizie sui banchi di scuola». Grazia

    «Quando oggi si parla di young adult in molti storcono il naso: già visto, banale, scontato, storiella, e chi più ne ha più ne metta. In molti casi tutto ciò è vero, quando un genere ha fortuna gli scaffali delle librerie sono invasi, spesso a sproposito. Ma con Aeroplani di carta vi troverete davanti a qualcosa di diverso, dall'ambientazione alle protagoniste». La Biblioteca di Eliza

    «Una storia di adolescenti penetrante e incontrastata, che mostra il vero volto di un’età complicata che si snoda tra alti e bassi, perdite e vittorie, vicinanza e cattiveria, e che mostra ogni aspetto della vita di due giovani ragazze in procinto di spiccare il volo verso il loro futuro». Please Another Book

  • Titolo: Animot. L'altra filosofia - n.10/2020 - L'arte per l'altro, ancora Autore: a cura di Gabi Scardi Genere: Saggistica, natura, ambiente, rivista Isbn: 978-88-97561-95-8 Uscita: settembre 2020

    Descrizione

    Il decimo numero di Animot vede protagonisti gli artisti e il loro modo talvolta diretto, talaltra obliquo, ma efficace, di confrontarsi con l’animalità. Le loro opere enucleano punti di vista poco frequentati e possono essere lette come implicite proposte che investono gli ambiti della coesistenza e della cooperazione, dell’abitare, di un possibile tipo di relazione più equilibrata ed empatica con il contesto ambientale e antropico. Sono preziose perché possono contribuire a evitare il rischio della rimozione, a tenere alta la soglia di attenzione, a intraprendere una riflessione che è anche confronto stringente con noi stessi. Il volume comprende testi critici, scritti autoriali e interviste.

    INDICE:

    Editoriale

    Introduzione di Gabi Scardi

    Coffee in the morning for a very large flock of fruit bats di Jimmie Durham

    L’animale postumano. Cosa c’è dietro la proliferazione degli animali nell’arte contemporanea? di Ana Teixeira Pinto

    Thinking animals. Claudia Losi intervistata da Pietro Gaglianò

    Una conversazione con Nina Katchadourian attraverso l’aperto di Agamben. Nina Katchadourian intervistata da Francesca Brusa

    Cani di quartiere di Sonia Arienta

    Animal Studies e arte: elefanti nella stanza di Giovanni Aloi

    Disegni di Atelier dell’Errore (laboratorio di arti visive, Reggio Emilia)

    Gabi Scardi è storica dell’arte e curatrice di arte contemporanea. È presidente di NAHR, Nature Art & Habitat Residency, Val Taleggio, Bergamo. Ha lavorato con diverse istituzioni e musei in Italia e all’estero, tra cui: Pac, Milano; Museo del Novecento, Milano; Pirelli Hangar Bicocca, Milano; MAXXI, Roma; Biennale di Venezia; Royal Academy, Londra; Louisiana Museum, Copenhagen. Tra gli esiti principali della sua ricerca sul tema del rapporto tra animale umano e non-umano nell’arte si ricorda il Padiglione Greco della Biennale di Venezia del 2015, con il progetto Why Look at Animals? Agrimiká dell’artista Maria Papadimitriou.

  • Titolo: Animot. L'altra filosofia - n.7/2017 - Das Animal Autore: a cura di Daniele Balicco e Cecilia Canziani Genere: Saggistica, natura, ambiente, rivista Isbn: 978-88-97561-63-7 Uscita: dicembre 2017

    Descrizione «Das Animal» è dedicato al rapporto tra teoria marxista, antispecismo e filosofia dell’animalità. È possibile studiare i modi di produzione capitalistici prescindendo dall’analisi dello sfruttamento selvaggio delle forme di vita umane e non umane? L’ambientalismo potrebbe essere dunque il punto di partenza per ripensare la lotta di classe nel presente? Una cosa è certa: dall’industria alimentare all’agricoltura intensiva, dalla filiera dell’abbigliamento a quella cosmetica, tutti i viventi sono oggetto di un inarrestabile processo di espropriazione. Questo numero approfondirà le relazioni tra capitalismo e sfruttamento della biosfera (antropocene) tracciando le possibilità di una “rivoluzione selvatica”.

    INDICE: Bisogna sdraiarsi per terra fra gli animali per essere salvati. Breve nota su una lettera personale di Rosa Luxemburg Daniele Balicco

    Composita solvantur Cecilia Canziani e Luca Bertolo

    Organismi e oggettivazioni. Un’indagine storico-materialistica su l’umano e l’animale Joseph Fracchia

    Per una teoria della società futura oltre l’ambientalismo e l’umanismo Mario Lupoli

    Un incontro con Agnes Heller Francesca Testi

    Dieci brevi note su Giorgio Agamben, l’Università, e la trilogia non dichiarata Leonardo Caffo

    Daniele Balicco insegna Estetica sociale all’École des Hautes Études en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi e all’Istituto Europeo del Design (IED) di Roma. Collabora con il quotidiano Il Manifesto e per il sito di critica culturale “Le parole e le cose”. Tra le sue pubblicazioni: Non parlo a tutti. Franco Fortini intellettuale politico (Manifestolibri, 2006); Made in Italy e cultura. Indagine sull’identità italiana contemporanea (Palumbo, 2016).

    Cecilia Canziani è curatrice e storica dell’arte. Il suo lavoro si concentra sulla pratica artistica e sulla didattica della cultura visiva contemporanea. Insegna Fenomenologia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti de l’Aquila. È Adjunct Professor e Academic Advisor del Masters in Arts Management presso la American University in Rome e co-fondatrice del progetto editoriale di libri d’artista per l’infanzia les cerises.

  • Titolo: Animot. L'altra filosofia - n.8/2018 - A partire da Tiziano Terzani Autore: Leonardo Caffo e Valentina Sonzo