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    Titolo: eterno inizio Autore: Pia Abelli Toti Genere: Poesia Pagine: 185 Prezzo: 16,90 € Isbn versione cartacea: 978-88-32107-10-4

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    «Un pensiero poetante, una poesia pensante che lei definisce “scri- vere in versi” in una sorta di singolare stream of consciousness rapsodico [...] per un progetto capace di stimolare una creatività libera e incondizionata». Dalla prefazione di Mario Turello
    "eterno inizio", raccolta di poesie di Pia Abelli Toti, nasce insieme al progetto scrivereINversi, dedicato a sondare le caratteristiche del linguaggio poetico, con particolare attenzione al suo ruolo nello sviluppo del processo del pensiero.
    Il presente volume include inoltre video, immagini, testi critici nonché poesie di diversi autori e tre sezioni di esercizi liberi di scritturaINversi fruibili attraverso la realtà aumentata: una raccolta poliedrica a sostegno della tesi che la creatività e la struttura del linguaggio poetico, supportate e integrate da altre forme di conoscenza, possano concorrere nel costruire nuove vie di adattamento, comunicazione e cooperazione.

    Pia Abelli Toti nasce a Trieste nel 1941. Si laurea in Scienze geologiche tra Roma e Trieste e negli anni ‘80 consegue una seconda laurea in Psicologia, divenendo psicoterapeuta.
    Nel 2009 dà origine a La Casa Totiana in cui raccoglie e ordina i fondi artisti- ci di Gianni Toti e Marinka Dallos Toti. Nel 2015 contribuisce all’avvio della startup Poetronicart, dedicata agli operatori delle arti.

    «eterno inizio è un mondo cristallizzato di bit ed emozioni che comprende mondi diversi, dal bit più profondo alla pagina del libro [...] Qui spetta a noi immaginare un libro che non è lo strumento abitualmente pensato, ma un nuovo strumento, che ci fornisce una chiave per entrare in utilizzi altri. E il primo utilizzo è proprio il pensare stesso».
    Dall’introduzione di Mattia Aron Greco
     
     

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    Titolo: La notte di Enea Autrice: Alberto Sorge Collana: Giovani Adulti Pagine: 304 Isbn: 978-88-97561-49-1 Genere: narrativa, giovani adulti Uscita: gennaio 2017

    Presentato in anteprima a Più Libri Più Liberi 2016

    «Enea comprese definitivamente che la bellezza era solo una bugia, e che la felicità non era altro che una stupida illusione, che dura il tempo di una parola. Che dura il tempo di una promessa. Che dura il tempo di un addio».

    I piatti che si frantumano per terra. L’acqua che scorre dal rubinetto. La porta che sbatte con violenza. E poi le grida di sua madre. Ma Enea è disteso sul letto, accanto ai suoi quindici anni, e fa finta di non sentire. Perché sa che quella è la sua notte, e che nessuno potrà portargliela via.

    Giulia è bella, educata, intelligente, ricca. Ha tutto. Ma non sente più niente. Aspetta Enea, e la sua notte, ma non riesce più a sorridere. Perché sa che quella notte Enea diventerà un assassino.

    Alberto Sorge è scrittore, sceneggiatore e critico cinematografico. Nel 2006 scrive e dirige il cortometraggio “Martedì pomeriggio”, tra i titoli selezionati dal Milano Film Festival. Curatore di numerose opere di video-arte, dal 2011 è responsabile del corso di scrittura creativa “Riflessi di cinema”, destinato agli studenti delle Scuole Superiori e delle Università (Dams, Lettere e Filosofia). Nel 2012 è produttore del documentario di Cristian Natoli “Per mano ignota”, finalista ai David di Donatello dello stesso anno. Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo “Mare nero” e il fumetto “Il pagliaccio e la luna”, per le illustrazioni di Simone Arena. Nel 2015 è co-sceneggiatore del film “Figli di Maria”, opera prodotta dal regista greco Thanos Anastopoulos e da Nicoletta Romeo.

    «Alberto Sorge, con il suo La notte di Enea è stato capace di cogliere e descrivere con precisione e assoluta delicatezza e le sfumature di sensazioni ben definite in chi le prova ma che risultano sfocate agli occhi di chi non le comprende perché non le ha esperite. La sua opera è l’esatto e accurato risultato di un’espressione di difficile risoluzione alla quale l’autore ha dato cuore, corpo e anima nelle pagine del suo fervido e trascinante romanzo». Francesca Melis, EroicaFenice.com

  • Titolo: Prospettiva Berlinguer Sottotitolo: Sguardi trasversali sul leader comunista A cura di: Ivan Buttignon Pagine: 176 Freelife Vellum White 250 gr Lingua: Italiano Prima edizione: aprile 2014 ISBN: 9788897561156

    Gli Autori della collettanea dipingono lo storico Segretario del PCI attraverso la loro prospettiva singolare sul piano dell’orientamento politico e dell’expertise di riferimento. Pietro Folena riflette sulla sua esperienza diretta quale 'ragazzo di Berlinguer'; Nicola Tranfaglia, ex dirigente nazionale del PCI e ora professore ordinario di Storia della mafia all’Università di Torino, evidenzia la novità del pensiero di Berlinguer e il reale punto di rottura rispetto al comunismo italiano precedente alla sua Segreteria; Ivan Buttignon, esamina il pensiero e l’azione del leader comunista nel periodo giovanile; Leonardo Raito, professore di Storia contemporanea all’Università di Padova e di Ferrara, scrive del respiro europeista del pensiero berlingueriano; Miro Renzaglia, ex militante missino negli anni ‘70 e animatore politico-culturale di area non-conforme poi, e direttore della rivista politica-culturale Il Fondo, approfondisce i tratti 'anticomunisti' in Berlinguer; Luciano Lanna, ex direttore del Secolo d’Italia, traccia una relazione tra il leader comunista e il movimento del ’77. Ma numerose sono ancora le prospettive che il saggio affronta da punti di vista inediti e trasversali, per restituire l’immagine politica e umana di un personaggio cardine della storia politica dell’Italia contemporanea.

    Ivan Buttignon , nato nel 1977, insegna Comunicazione politica e Storia contemporanea all’Università degli Studi di Trieste. Conduce trasmissioni televisive dedicate alla politica (Politica24 a Cafè24), collabora stabilmente con il sito di formazione personale “piuchepuoi.it” in cui si occupa di comunicazione efficace, fa il ghostwriter e il formatore politico. Scrive di politologia ed è coordinatore del Comitato Adesso Matteo Renzi Gorizia.

    Pietro Folena: ex-dirigente politico feci, presente sul palco al momento della morte di Berlinguer Giovanni Fasanella: giornalista Fulvio Salimbeni: professore di Storia contemporanea Nicola Tranfaglia: professore di Storia e Giornalismo, Storia della Mafia Ivan Buttignon: professore di Comunicazione politica e Storia contemporanea Leonardo Raito: assessore, professore di Storia contemporanea Miro Renzaglia: scrittore, giornalista, saggista Luciano Lanna: giornalista, studioso e consulente di trasmissioni televisive Francesco Pira: professore di Comunicazione, professore allo iusve Dario Mattiussi: segretario del Centro Isontino di Ricerca e Ducumentazione Mirko Bortolusso: assessore, Segretario di circolo pd Noël Sidran: professore Marco Gervasoni: professore, collaboratore del Corriere della Sera Paolo Sardos Albertini: avvocato, presidente della Lega Nazionale Andrea Colombo: giornalista Michele Mognato: politico, deputato pd

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    Titolo: L'ospite e altri racconti Autore: Amparo Dávila Traduzione: Giulia Zavagna Genere: Narrativa - racconti Pagine: 144 Prezzo: 16,5 € Illustrazione in copertina: mimicoco design Isbn versione cartacea: 978-88-32107-22-7 Isbn versione ebook: 978-88-32107-20-3

    Prefazione di Alberto Chimal

    Acquista l'e-book su: Bookrepublic; Amazon; Ibs

    I racconti di Amparo Dávila, sacerdotessa della scrittura del terrore, sono intrisi di inquietudini spesso suscitate da presenze e rumori sfuggenti, a malapena descrivibili eppure paralizzanti, tali da spingere il lettore a chiedersi se non sia questa la vera sostanza della realtà: un incubo di terribile fascino che solo pochi iniziati hanno il privilegio di vedere alla luce del sole. Come Leonora Carrington, Edgar Allan Poe e Shirley Jackson, le grandi firme della letteratura a cui è stata paragonata, Amparo Dávila ha visto cosa si cela nelle pieghe tra il sonno e la veglia, tra il sogno e l’incubo, senza trovarvi alcuna differenza: il resoconto lo tenete nelle vostre mani.

    Amparo Dávila è nata in Messico nel 1928 ed è scomparsa il 18 aprile 2020. Ha pubblicato numerose raccolte di racconti ed è stata insignita della Medalla Bellas Artes nel 2015 e del premio Xavier Villaurrutia nel 1977. Negli ultimi anni un rinnovato interesse verso le sue opere l’ha consacrata come una delle più grandi maestre messicane del racconto.

    «Figura quasi mitica della letteratura messicana, celebre come autrice di racconti dell’insolito» (Corriere della Sera) viene tradotta in italiano per la prima volta nell’anno della sua scomparsa. «Ognuna di queste storie è in egual misura un film di Hitchcock e una lama di rasoio: austera, impeccabilmente cesellata, profondamente inquietante e capace di tagliarti. Amparo Dávila è Franz Kafka passando per Yōko Ogawa, César Aira passando per Leonora Carrington, Julio Cortázar passando per Armonía Somers, e sono così grata che sia stata tradotta». Carmen Maria Machado «Amparo Dávila è un prodigio, e questo libro scaglia un incantesimo delizioso e sconcertante». Los Angeles Times «Il tema dei suoi racconti è universale. Le mirabili storie di Amparo, mescolando il quotidiano con il fantastico dell’esperienza umana, conferiscono al suo lavoro un’integrità artistica rintracciabile solo nelle creazioni del maestro argentino Jorge Luis Borges». The New York Times «La risposta del Messico a Shirley Jackson. Dávila irradia un senso di disagio e calamità. Per molto tempo, le donne hanno cercato conforto nell’oscurità quando le loro vite erano colme di quieta disperazione. È questo l’urlo silenzioso che permea L’ospite». National Public Radio, NPR «Considerata “una maga”, fu molto ammirata da Borges e da Julio Cortázar. I suoi racconti hanno tutti un tratto riconoscibile, che diviene proprio la sua cifra: il terrore, la paura e la sospensione nascono dentro le mura domestiche, in situazioni quotidiane; i protagonisti dei suoi racconti si ritrovano a dover fare i conti i propri demoni, e proprio quando sono da soli in un ambiente che dovrebbe essere per loro protettivo e familiare vengono assaliti dalle loro ossessioni». Io Donna del Corriere della Sera

    Quando usciva dalla sua stanza cominciava l’incubo più terribile che una persona possa sopportare. Si piazzava sempre sotto un piccolo pergolato, davanti alla porta di camera mia. Io non uscivo più. A volte, pensando che stesse ancora dormendo, mi avviavo verso la cucina per preparare la merenda ai bambini, e di colpo lo scoprivo in un angolo buio del porticato, sotto i rampicanti. «È già lì, Guadalupe!» gridavo disperata.

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    Titolo: A tutto c'è rimedio Autore: Helen Phillips Traduzione: Cristina Pascotto e Alice Intelisano Genere: Narrativa - raccolta di racconti Pagine: 176 Titolo originale: Some Possible Solutions Isbn: Versione cartacea: 978-88-97561-89-7; versione epub: 9788832107043 Acquista l'e-book su: Ibs.it; Amazon.it; Bookrepublic.it

    Dall’autrice dell’acclamato “La bella burocrate” una surreale raccolta di racconti

     Nei mondi distopici in cui si muovono gli indimenticabili personaggi dei racconti di “A tutto c’è rimedio” – partner robotici pronti a soddisfare i più inesprimibili desideri, inquietanti neomamme sosia, conoscitori di impossibili domande, individui pronti a fondersi con la propria anima gemella aliena, tutti impegnati a rimediare alle difficoltà delle indistricabili relazioni umane e a trovare il loro posto nel mondo naturale – troveremo le emozioni più autentiche che attraversano ognuno di noi: l’inevitabilità dell’amore, lo humour e la meraviglia del tessuto della vita come possibile risposta alle più grandi domande che siamo chiamati ad affrontare.

    Helen Phillips è autrice dell’opera And Yet They Were Happy, nominata tra le migliori raccolte del 2011 da The Story Prize. È la vincitrice del Rona Jaffe Foundation Writer’s Award, dell’Italo Calvino Prize in Fabulist Fiction, The Iowa Review Non ction Award, e del Diagram Innovative Fiction Award. I suoi lavori sono apparsi in NPR’s Selected Shorts e in Tin House. Vive a Brooklyn con il marito, l’artista Adam Douglas Thompson, e i loro figli. Con Safarà Editore ha pubblicato il suo romanzo più famoso, "La bella burocrate" (2017).

    «Una maestra nel creare mondi leggermente obliqui del tutto somiglianti al nostro». Los Angeles Times

    «Proprio quando pensi di aver capito a che gioco sta giocando, ecco arrivare un’altra piccola fiaba, un puzzle postmodernista, o una scaltra rivelazione». O, The Oprah Magazine

    «Phillips dimostra di essere in grado di trattare alcune delle più grandi domande sull’esistenza offrendo, ebbene sì, alcuni possibili rimedi». Kirkus Review

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    Titolo: Salvi! Animali, rifugi e libertà Autore: a cura di Valentina Sonzogni Genere: Saggistica, natura, ambiente Collana: Animalia Pagine: 140 Isbn: 978-88-97561-34-7 Uscita: giugno 2016

    Descrizione Salvi! Animali, rifugi e libertà, esplora l’inedito mondo dei rifugi e santuari animali presenti nel territorio italiano. Luoghi privilegiati in cui è possibile sperimentare l’empatia profonda che lega ogni essere vivente, i santuari animali si svelano qui nella passione che anima i loro fondatori e nella pratica quotidiana volta a costruire un futuro di pace, cura e sostenibilità per tutte le creature viventi.

    Con postfazione di Leonardo Caffo

    Valentina Sonzogni è storica dell’arte e dell’architettura e lavora presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Con Leonardo Caffo dirige la rivista di studi animali “Animot. L’altra filosofia”. Fa parte dell’associazione Gallinae in Fabula, per la quale segue progetti di ricerca sull’animalità.

    Leonardo Caffo, filosofo e attivista antispecista, PhD presso l’Università degli studi di Torino, è stato fellow dell’Oxford Centre for Animal Ethics. Ha fondato e diretto la rivista “Animal Studies”. Collabora con il “Corriere della Sera” (La Lettura) e “Rai Cultura” e scrive regolarmente su “Huffington Post Italia”.

    «In libreria da giugno 2016, si tratta di un saggio fotografico costruito su 11 interviste, la prima opera dedicata a indagare da vicino, con la forza delle immagini e delle parole dei loro fondatori, la realtà dei rifugi e dei santuari animali italiani». Guido Minciotti, Il sole 24 ore

    «È molto più di un libro o di un manifesto questo "Salvi!" curato da Valentina Sonzogni e pubblicato nella collana Animalia dalla coraggiosa casa editrice di Pordenone, Safarà. Molto di più di un libro questo libro che ho fra le mani. È la base di un racconto che mai finirà sugli animali cosiddetti da reddito (e non solo quelli) che per la nostra società non hanno né nome né anima. Sono solo merce e prodotti da utilizzare fino alla fine e poi da mangiare». Macri Puricelli, D di laRepubblica

    «Cosa significa liberare un animale da una condizione di prigionia, sia essa legata all'industria alimentare, del divertimento o dell'abbigliamento? Lo spiega il libro Salvi!». Francesca Fattori, VeganLife

    «Nell’esclamazione sta la cifra di questo breve e ben riuscito esperimento da leggersi come sollievo e augurio di trasformazione. Quando infatti gli animali non umani smettono di essere oggetto di sfruttamento, reddito o macabro gingillo, si avvia un discorso che ha il sapore morale, ed etico, di un reinserimento nel mondo». Alessandra Pigliaru, Il Manifesto

    «Un libro che ha come scopo non solo compiere un viaggio attraverso 12 rifugi italiani, ma anche denunciare un vuoto legislativo: i rifugi sono trattati dalla legge come se fossero allevamenti». Vegolosi.it

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    Titolo: Il buio a luci accese Autore: David Hayden Traduzione: Riccardo Duranti Genere: Narrativa – raccolta di racconti Pagine: 200 Isbn: Versione cartacea: 978-88-97561-99-6; versione epub: 978-88-32107-29-6

    Acquista l’e-book su: Ibs.it; Amazon.it; Bookrepublic.it

    Nei racconti di questo sconcertante debutto l’inconscio e l’onirico regnano indisturbati, mentre i protagonisti si muovono in una realtà che accade appena al di là del mondo percepito, e per questo ancora più viva e profonda. Tra i molti personaggi impossibili incontreremo un uomo destinato a una caduta infinita, convitati a un banchetto proibito, un vecchio che trascorrerà l’eternità in un libro, minatori scossi da pianti irrefrenabili e un uomo che avanza nei suoi stessi sogni, facendosi d’oro: Il buio a luci accese introduce un nuovo talento letterario dal potenziale sismico.
    David Hayden è nato a Dublino, ha vissuto negli Stati Uniti e in Australia e ora vive a Norwich, nel Regno Unito, dove attualmente sta lavorando al suo primo romanzo. È stato selezionato per il 25° RTÉ Francis MacManus Short Story e i suoi racconti sono apparsi in Zoetrope e Granta.

    «Difficile da cogliere, ma impossibile da ignorare. [...] Una volta ogni secolo, arriva un libro che non assomiglia a nulla che abbiate mai letto». The Guardian

    «Con gli occhi di un poeta, Hayden ci conduce in una serie di scenari onirici nella cui densità e stranezza riecheggia Tarkovskij. [...] Un inquietante capolavoro». The Spectator

    «È universalmente riconosciuto come David Hayden sia uno dei più interessanti scrittori di racconti in circolazione». Eimear McBride, autrice di Una ragazza lasciata a metà

    «A tratti evoca Borges […] ed è chiara la presenza di Beckett, necessaria in ogni opera che esplora le potenzialità e i limiti del linguaggio sull’orlo dell’oblio». Literary Review

    «Il buio a luci accese ribolle di energie inquiete e di abbacinante maestria ludica». The Irish Times

    «Ecco, Hayden possiede la capacità ineffabile e totale di rendere sulla pagina lo stato dissociativo tra pensiero e comportamento e dà la sensazione di non rappresentarli in successione ma di riprodurli nel momento stesso in cui accadono. [...] Non c'è traccia di moralismo nei venti racconti di Hayden che si rivela piuttosto essere un sublime manipolatore degli effetti collaterali della realtà». Il Piccolo «Hayden ha ben chiaro quanto siano sterminate le possibilità della letteratura, il suo grado estremo e incontrollato di sperimentazione e ne approfitta da par suo». Liberi di scrivere  «Se qualcosa hanno in comune [questi racconti] è l’aura onirica, il gioco a nascondino con la memoria e il subcosciente, una partita di fioretto tra dilemmi e misteri. Non a caso qualche critico ha parlato di echi borgesiani. Io vi leggo più la presenza di Beckett, ma di un Beckett che sceglie per una volta di confessarsi, di parlare del vuoto che lui sa riempire a parole». Alfabeta2 «David Hayden, dalla voce narrativa squillante, stentorea e davvero sorprendente, destabilizzante, eccezionale, originalissima, tratteggia con enorme talento e matura abilità in questa raffinata antologia di racconti che procedono per ossimori la policromia inquietante della molteplicità dell’anima, dell’inconscio, del subconscio, dell’onirico, emblema e allegoria dello sconcerto dinnanzi alla realtà, spesso incomprensibile e crudele [...] Impeccabile: è un grave peccato perderlo, un uragano d’aria fresca». Convenzionali «Capita una volta ogni morte di papa d'imbattersi in un libro che non somiglia a nient'altro che avete letto prima [...] venti racconti difficili da comprendere, ma impossibili da ignorare». Internazionale «Ci troviamo di fronte a un animale ibrido, uno scrittore con la capacità compositiva di David Means e la fantasia infantile e deliziosa di George Saunders». Flanerì «Il libro è un viaggio letterario a tratti delirante ma non banale, perché Hayden utilizza metafore, personaggi strambi e situazioni fantastiche e assurde per indagare e narrare quanto di vero, tormentato e reale si nasconde nel cuore e nella mente di ogni essere umano». Sul Romanzo «Favole che parlano con violenza e trasporto di memoria, perdite e ossessioni, dove le leggi della natura sono invertite come nel titolo [...] Con questi racconti per niente tranquilli, che si inseriscono tra Ballard e Borges, Hayden ha estratto a uno a uno incubi, desideri, miti e quel poco che ci rende davvero ciò che siamo e che teniamo nascosto». Vanity Fair Italia «Uno straordinario libro di racconti che attinge dalla lezione di Samuel Beckett e ricorda il primo George Saunders». Il mattino «L’autore, una sorta di Andersen destrutturato e cupissimo, lavora principalmente con l’elemento visivo, camminando in punta di piedi tra i confini di surreale e reale. Una lettura che ruba la bussola al suo lettore, gettato sin da subito nell’oscurità dell’ignoto…». Matteo Fumagalli in Il Libraio  «Ha il raro dono di prendere strade meno battute e parlare di grandi questioni come amore, morte e tempo, pur parlando d'altro, nascondendosi tra le pieghe delle parole, in una scrittura densa, cinematografica e grottesca, lirica ed enigmatica». L'Avvenire «Una prosa mai vista che a tratti tocca il delirio, ma è in grado di sedimentarsi nell’inconscio (lo stesso luogo da cui nasce)». Rivista Studio «Se cercate quindi una lettura capace di sorprendervi davvero, Il buio a luci accese non potrà che appiccare il fuoco nella vostra mente». Il blog di Marco Mogetta su Il fatto quotidiano

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    Titolo: Con un piede nella fossa Autore: Alasdair Gray Traduzione: Enrico Terrinoni Genere: Narrativa - raccolta di racconti Pagine: 140 Prezzo: 16 € Isbn: 978-88-97561-79-8 Copertina: Auro Basilicò

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    Dal 1981, quando il celebre romanzo di Alasdair Gray “Lanark. Una vita in quattro libri” è stato pubblicato per la prima volta, i suoi personaggi sono invecchiati quanto il loro autore. “Con un piede nella fossa” narra così le vicissitudini di 13 uomini negli ultimi stadi della decrepitezza fisica, morale e sociale, tracciando una panoramica antropologica e letteraria che rappresenta un autentico toccasana per i giovani. Una raccolta di racconti irrinunciabile e spassosa, che ribadisce la posizione di Gray come uno dei maestri indiscussi della narrativa contemporanea.

    Alasdair Gray (Glasgow, 28 dicembre 1934) è un eclettico scrittore, artista, poeta e drammaturgo scozzese. Personalità poliedrica del panorama artistico europeo, nelle sue opere fonde elementi provenienti dai più diversi generi letterari, in cui il realismo si unisce all’elemento fantastico, la satira sociale al dramma, e lo humour è sempre al servizio della verità della narrazione. L’opera più nota è il suo primo romanzo Lanark – Una vita in quattro libri. Scritto in un periodo di quasi trent’anni e oramai considerato un classico della letteratura, è stato definito dal New York Times Book Review «La Divina Commedia del cripto-calvinismo anglosassone». Il suo romanzo Poveracci! ha vinto il Whitbread Novel Award e il Guardian Fiction Prize.

    Enrico Terrinoni è professore associato di letteratura inglese all’Università per Stranieri di Perugia. Ha tenuto lezioni e conferenze in più di 20 università italiane ed europee. Si occupa di letterature di lingua inglese, e di teoria e pratica della traduzione. Collabora con Il Manifesto; suoi contributi sono usciti anche sul Corriere della Sera e Il Sole 24 ore. Ha pubblicato diversi libri, saggi e recensioni, oltre a numerose traduzioni dall’inglese di contemporanei e classici (Francis Bacon, Nathaniel Hawthorne). In particolare ha lavorato su James Joyce e l’Ulisse, opera della quale ha realizzato una nuova e premiata traduzione per Newton Compton. Sta lavorando a una nuova edizione annotata di Spoon River Anthology di Masters e a una nuova traduzione italiana di Finnegans Wake.

    «Un’eccezionale raccolta... incredibilmente originale». Ali Smith

    «Uno degli scrittori più dotati che abbiano mai impugnato la lingua inglese». Irvine Welsh in The Guardian

    «In queste 13 storie, Gray danza attraversando i molti malumori della vita moderna». Publishers Weekly «Una raccolta curiosa di storie semiautobiografiche, dall’ormai veterano autore Alasdair Gray». Kirkus Reviews

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    Titolo: L'autoritratto in blu Autore: Noémi Lefebvre Traduzione: Susanna Spero Genere: Narrativa Pagine: 120 Prezzo: 16 € Isbn versione cartacea: 978-88-97561-98-9 Isbn versione ebook: 978-88-32107-15-9 

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    La protagonista di questo romanzo si immerge in un turbinio di pensieri esilaranti e caotici non appena prende posto, a fianco della loquace e temeraria sorella, sull’aereo Berlino-Parigi che la riporterà a casa. I suoi pensieri sono dominati dall’incontro con un pianista e compositore tedesco-americano ossessionato dal ritratto di Arnold Schönberg e, ancora prigioniera della sua violenta infatuazione, richiama alla mente tutto quello che è andato storto nel corso dei loro brevi, assurdi, incontri; un saliscendi di ricordi che la condurrà a evocare verità e interrogativi che andranno ben oltre la sua persona, sconfinando nei territori della memoria collettiva, dell’arte e della musica di un’intera idea di civiltà.

    Noémi Lefebvre è nata a Caen nel 1964. È politologa presso l’Istituto CERAT di Grenoble ed è autrice di tre romanzi che hanno ottenuto grande successo di critica in Francia e all’estero.

    «Un’applicazione dello stile di prosa di Thomas Bernhard a una particolare esperienza femminile che ricorda Bridget Jones: una forma di acuto imbarazzo sociale e cronica autoironia. La forza del romanzo di Lefebvre è che mantiene l’ansia personale in equilibrio non solo con i riferimenti culturali di alto livello di un’élite europea altamente istruita, ma con il trauma della nostra storia recente». Times Literary Supplement

    «In questo testo diabolicamente virtuosistico che evoca il contrappunto, Noémi Lefebvre scrive come un’autentica compositrice. È raro trovare uno scrittore capace di dare una forma musicale al proprio testo. Lefebvre ha raccolto la sfida in quest’opera sorprendente e vertiginosa». Le Figaro littéraire

    «Questi temi, che spaziano dall’effetto paralizzante del nazismo sull’arte a bellissime intuizioni sul processo compositivo, assicurano che il libro non sia affatto una melanconica meditazione sugli amori perduti. Per essere un romanzo così breve, L’autoritratto in blu miscela al suo interno una straordinaria profusione di idee». Eimear McBride per The Guardian

    «L’autoritratto in blu avvolge le sue complessità in un umorismo lunatico e nei giochi di parole. Invita a essere letto e riletto, ed è tanto denso da suscitare ogni volta risposte diverse». The Wall Street Journal

    «Un romanzo che, per il flusso ininterrotto di pensieri che lo percorre, assomiglia a uno spartito musicale». Vanity Fair «Proprio come Virginia Woolf in Mrs Dalloway aveva costruito un romanzo in un preciso giorno, Lefebvre costruisce il suo romanzo in una determinata ora, quella del viaggio in aereo: tutto accade nella sua testa, ma coinvolge la sua intera vita». ArtsLife «Resistere non significa sopportare. Resistere è qualcosa di più. E lo si impara in tanti modi». Noémi Lefebvre su La Lettura  

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    Titolo: La ragazza che levita Autore: Barbara Comyns Traduzione: Cristina Pascotto Genere: Narrativa Pagine: 156 Prezzo: 16 € Isbn versione cartacea: 978-8897561842 Isbn versione ebook: 978-88-32107-30-2

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    Dall’autrice di “Chi è partito e chi è rimasto”, una fiaba nera su una ragazza e il suo straordinario potere segreto. Cresciuta nel sud di una Londra d’età edoardiana, Alice Rowlands desidera romanticismo e avventura, e la liberazione da una vita triste, restrittiva e solitaria. Suo padre, un sinistro veterinario, è brutale e sprezzante; la sua nuova ragazza sfacciata e lasciva; i pochi amici bizzarri e sfuggenti. Alice cerca rifugio nei ricordi di una madre perduta e nelle fantasie di un indistinto desiderio d’amore, e nella fioritura di ciò che lei percepisce come un potere occulto da nascondere a tutti i costi. Una serie di inesplicabili eventi la porterà a un epilogo di terribile trionfo, durante il quale sarà chiamata a svelare suo malgrado il suo eccezionale potere segreto. “La ragazza che levita” combina magistralmente un realismo scioccante a un tocco visionario, in un piccolo gioiello erede della letteratura gotica.

    Barbara Comyns è stata un’artista e scrittrice inglese. Nata nel 1907 a Warwickshire, a seguito di un infelice matrimonio giovanile sposa Richard Strettell Comyns Carr e la coppia decide di stabilirsi a Londra, dove la Comyns intraprende i prima passi come scrittrice. Negli anni '50 si trasferisce con il marito in Spagna, dove soggiornerà per diciotto anni. È autrice di undici romanzi.

    «Barbara Comyns lascia i lettori de La Ragazza che Levita annichiliti, persi in una visione aerea e gotica, assai vicina a Edgar Allan Poe (La caduta della casa degli Usher) e Shirley Jackson (L’Incubo di Hill House)». Artslife - Salvatore Piombino «Una signora inglese crudele come Stephen King». Il Venerdì di Repubblica «Barbara Comyns è una precorritrice di Angela Carter». Ansa.it «Il mondo di Barbara Comyns è strano e meraviglioso. La si potrebbe addirittura definire un genio dimenticato». The Guardian «Straziante e ossessionante, come un incrocio inaspettato tra Flannery O’Connor e Stephen King». The New York Times Book Review «Lo strano e l’insolito della signora Comyns e quell’occhio innocente che osserva con semplicità infantile l’avvenimento più fantastico o inquietante; questi non sono mai stati, credo, più espressivamente dispiegati come ne “La ragazza che levita”». Graham Greene «Dopo l'ennesima sventura Alice si ritrova dotata di un superpotere: se il mondo non fa che deluderla, lei di notte levita, trasformandosi in un'eroina non troppo diversa dalla futura Carrie di Stephen King». Venerdì di Repubblica «Simbolico, allegorico, affascinante, travolgente, elegante, raffinato, profondissimo, ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, congegnato in modo magistrale, è un mirabile affresco della natura dell’umanità e dei desideri». Convenzionali «Costantemente circondata da uomini che vogliono, se pur in modi diversi, acquisire controllo sulla sua vita, Alice riesce ad essere sé stessa solo in una bolla di bizzarro realismo magico british, in cui i contorni degli oggetti quotidiani si fanno immaginifici e il distacco dal mondo è fisicamente possibile tramite inspiegabili episodi di levitazione, che si fanno via via più importanti nella storia della ragazza». Rifugio dell'Ircocervo «La miniatura di una dark novel, poco più di 100 pagine in cui questa autrice, che io “sperimento” per la prima volta, racconta la solitudine, la sconfitta, la vita senza il minimo barlume d’amore [...] Non credo di dover aggiungere altro se non Leggete». Linkiesta «Sia ode a barbara comyns (e all’editore che la pubblica): donna, bella, indipendente, scrittrice di romanzi gotici che piacevano a Graham Greene e anticipano Stephen King». Pangea
    Riguardo "Chi è partito e chi è rimasto"

    «Le oscure immagini della Comyns, quasi da incubo, fanno di questo romanzo una lettura indimenticabile». Publishers Weekly

    «Come accade in Kleist e Kafka, la navigazione sul terreno sospeso tra il mistero e il linguaggio comune è più facile da esperire che descrivere». The Quarterly Conversation

    «La cupa pastorale della Comyns è un piccolo capolavoro rimasto finora nell’oscurità, capace di inaugurare sentieri tuttora inesplorati dagli altri scrittori». Brian Evenson

    «Un piccolo capolavoro dark e surreale scritto negli anni Cinquanta da un'autrice ancora da scoprire. Da leggere mentre aspetti il traghetto, con i piedi nell’acqua» Cosmopolitan Italia

    «Inedita in Italia, arriva la fiaba nera "Chi è partito e chi è rimasto" (Safarà Editore) dell'autrice e scrittrice inglese di inizio '900 Barbara Comyns, definita una precorritrice di Angela Carter». Ansa.it

    «Uno dei gioielli di Barbara Comyns, artista e scrittrice inglese scomparsa il 14 luglio di ventisei anni fa. Della Comyns, autrice forse sottovalutata e poco conosciuta in Italia, contiamo ben undici romanzi, e considerate che il suo esordio vide la luce quando lei aveva già quarant’anni». Il Foglio 

    «Un romanzo che viene definito un piccolo capolavoro. E lo è. Lo è davvero. Appena 135 pagine che mi hanno tenuta in pugno finché non sono arrivata alla fine. Una scrittura di raro fascino, una grandissima capacità di costruire scene che da bucoliche iniziano pian piano a tingersi di nero, un crescendo di avvenimenti funesti che mettono il lettore nella posizione di non sapere come andrà a finire e cosa aspettarsi. Una galleria di personaggi eccentrici che l’autrice crea con penna sapiente, facendoli muovere sulla scena e mostrandoli con vivida lucidità in ogni loro aspetto». Il mestiere di leggere

    «Warwickshire, estate di fine Ottocento [...] un luogo arroccato in sé stesso, emotivamente autarchico, riparato nei propri malanni come dentro a una bolla [...] Un romanzo d’altri tempi, scritto intorno alla metà del secolo scorso e che si riscopre attualissimo». Mangialibri

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    Titolo: A Bloomsbury e altri racconti Autore: Mary Butts Traduzione: Giulia Betti e Cristina Pascotto Genere: Narrativa – raccolta di racconti Pagine: 168 Isbn: Versione cartacea: 978-88-97561-92-7; versione epub: 978-88-32107-33-3

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    Un’eccentrica modernista inglese, dimenticata a causa della sua biografia controversa, per la prima volta in traduzione italiana. I racconti di Mary Butts (1890-1937), selezionati e tradotti per la prima volta in lingua italiana, raccontano di amori e tradimenti, magia e messinscena, credenza e follia, ma soprattutto raccontano la Lost Generation negli anni ‘20 e ‘30. In questi racconti dal tocco rapido, ellittico e a tratti altamente sperimentale, dove regna l’immaginazione attiva e dove il velo tra naturale e soprannaturale può essere lacerato in un istante e altrettanto rapidamente restaurato, il talento di Mary Butts prorompe come l’impetuosità della sua vita tragicamente breve, costellata dai tempestosi legami con i più grandi scrittori della sua epoca tra cui Evelyn Waugh, Ezra Pound e T.S. Eliot, Katherine Mansfield e Virginia Woolf.
    La scrittrice inglese Mary Butts, voce distintiva e originale all’interno del movimento modernista, scrisse con potente intuizione sulla Lost Generation e sperimentò nella sua scrittura alcune delle innovazioni più importanti del ’900 letterario. Nacque nel 1890 a Dorset, in Inghilterra, pronipote di Sir Thomas Butts, il mecenate di William Blake, e al momento della sua morte prematura nel 1937 il suo la- voro veniva acclamato per la sua coraggiosa originalità e vivacità stilistica; le sue numerose storie, romanzi e poesie furono paragonate a Katherine Mansfield, D.H. Lawrence e T.S. Eliot. Nel suo stile si riflettono alcune delle avanguardie letterarie più interessanti dell’epoca, nonché l’influenza dell’occultismo e della nascente psicanalisi.

    «Un’autrice con un corpus di opere di grande interesse, ma che probabilmente non avete mai sentito nominare». The New York Times

    «Mary Butts merita di essere annoverata con Katherine Mansfield, D.H. Lawrence e Virginia Woolf tra le più importanti e originali scrittrici moderniste d’Inghilterra». Chicago Tribune «Leggere Mary Butts è simile alle montagne russe. Ogni svolta è una sensazione inedita, e anche se a volte si soffre di vertigini, in ognuno di questi racconti c’è un incanto che ha qualcosa di magico». New Letters «I racconti che compongono "A Bloomsbury" sfuggono ad ogni classificazione di genere: criptici, freschi eppure contorti, insomma altamente sperimentali, ricreano la Parigi e la Londra degli anni ’20 e ’30 filtrandole attraverso il vissuto e il punto di vista particolare dell’autrice». Il rifugio dell'Ircocervo «Nelle storie proposte troviamo una felice miscela di misteri e mondanità tipicamente londinese, conditi da un senso di aporia, di indecidibilità narrativa e di levità stilistica che sono, se vogliamo, la risposta a un certo ombroso concettismo modernista capace di stabilizzarsi meglio nell'immaginario collettivo». Alias - Il Manifesto «In questa sua prima edizione italiana Mary Butts viene presentata come (e in effetti fu) pacifista, bisessuale, occultista ed ecofemminista ante litteram. Tuttavia, a guardare con più attenzione queste definizioni, si comprende perché fu già all’epoca estremamente controversa». Doppiozero «La sua scrittura riesce a raccontare l’impercettibile, la vitalità della campagna inglese e, più in generale, l’essenza misterica della natura. Mary Butts dà vita a un quadro inatteso della campagna inglese, affrontando temi classici, come la contrapposizione città/campagna-mondo rurale, e intrecciandoli a profonde e sofisticate riflessioni sul potere, sia esso politico, femminile o naturale». Duecento pagine «Personalmente è stata una bella scoperta, sono rimasta colpita dallo stile, attualissimo e personale, di questa autrice che non conoscevo, e che mi ha affascinato anche come persona, nelle sue scelte, nelle contraddizioni e nella capacità di essere se stessa, sempre». Il mestiere di leggere «Mary Butts, quindi, è un’autrice che andrebbe sicuramente rivalutata e riletta. I suoi racconti si risolvono spesso in un nulla di fatto, che però non è mai improvviso, ma che sfumano verso l’incertezza tipica di chi ha visto il mondo distruggersi ben due volte». Nessun cancello - nessuna serratura
    «Ecco il revival mistico-animista degli anni ’30 a cui Butts aderisce, e che reagisce esplorando l’arcano e il primitivo dopo una velenosa guerra di trincea». Medium-Ghinea «Dopo un iniziale spaesamento, si fa presto a godere dei dialoghi ombrosi, taglienti e delle descrizioni potentissime». Altri Animali

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    “Amatka” – Karin Tidbeck

     16,00  15,20

    Titolo: Amatka Autore: Karin Tidbeck Traduzione: Cristina Pascotto Genere: Narrativa Pagine: 228 Prezzo: 16 € Isbn: versione cartacea: 978-88-97561-88-0

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    VOTA AMATKA AL MODUS LEGENDI 2020 - FINO AL 6 FEBBRAIO 2020

    Uno dei migliori libri del 2017 per The Guardian

    Nel mondo che i Pionieri hanno colonizzato valicando un confine di cui si è persa ogni traccia, gli oggetti decadono in una poltiglia tossica se il loro nome non viene scritto e pronunciato con prefissata frequenza. Per evitarne la distruzione, un comitato centrale veglia severamente sulle parole pronunciate dagli abitanti delle colonie, perché la vita in un mondo minacciato dalla disgregazione richiede volontà e disciplina. Vanja, cittadina di Essre, viene inviata dalla sua comune nella gelida colonia di Amatka e troverà ad attenderla i primi fuochi di una rivoluzione sotterranea giocata sulla potenza del linguaggio. Suo malgrado, Vanja dovrà così affrontare le possibilità che si celano dietro il velo di blanda oppressione che assopisce i pensieri e le parole del popolo di Amatka.

    Karin Tidbeck è originaria di Stoccolma, in Svezia, ma vive e lavora a Malmö. La sua opera prima, la raccolta di racconti del 2012, Jagannath, è stata premiata con il Crawford Award 2013 ed è stata finalista per il World Fantasy Award. In Italia, un suo racconto è apparso nella raccolta Le Visionarie (Produzioni Nero, 2018), curata da Ann e Jeff VanderMeer.

    «Il mio libro preferito degli ultimi anni, un classico istantaneo». Jeff VanderMeer

    «Un romanzo indimenticabile [...] in egual misura Le Guin, Kafka e Borges». The Guardian

    «Nel suo romanzo acuto e bizzarro, Karin Tidbeck evoca con precisione una realtà distopica, in un crescendo inquietante». Helen Phillips

    «Uno spaventoso ritratto di una realtà post-verità». NPR

    «Una distopia che si nutre delle parole per plasmare una realtà stupefacente e piena di contraddizioni, dal fascino rivoluzionario per una storia che non ha nessuna risposta e pone invece tantissime domande al lettore». Please another book

    «Cos'è la realtà? Come si muove la gente in questa realtà? A che prezzo una rivoluzione è accettabile? Che prezzo dobbiamo pagare per rendere sicura questa società?». Fantasymagazine alla presentazione di Karin Tidbeck a Stranimondi

    «Tidbeck è una scrittrice con un mondo proprio e una lingua per raccontarlo. [... ] le sue sono parole “si danno al mondo” senza paura che quest’atto di apertura al nuovo e all’indefinito possa annientarle». Il Tascabile

    «Sarebbe stato difficile attaccare l’abusata etichetta di “romanzo femminista” a un’opera complessa, che rimanda la ribellione esplicita fino a quando non è, davvero, quasi troppo tardi, e una dittatura si dimostra assai difficile da rovesciare senza abbracciare tra le conseguenze possibili l’annullamento, la deriva, una radicale perdita di identità». Violetta Bellocchio per Il Libraio

    L’autrice sarà in Italia a ottobre 2018 per un tour di presentazione del libro che toccherà:

    Anteprima: 30 settembre ore 18 – #Genova – BOOK PRIDE - sala Ducale spazio aperto – con Violetta Bellocchio Alla presenza dell’autrice: 3 ottobre – Padova – Libreria Il mondo che non vedo - ore 19 4 ottobre - Bologna - tè con l'autrice e firmacopie - La confraternita dell'uva // Libreria - Cafè - Wine Bar - Ora del tè con la scrittrice svedese Karin Tidbeck | firmacopie 4 ottobre – Bologna – Bologna Libreria Coop. Zanichelli – con Sara Marzullo - alle ore 18 5 ottobre – Torino – Libreria Therese - con Luca Ragagnin – dalle ore 20 - dalle 19 aperitivo svedese a cura di Papaia Gastronomia & Catering 6 ottobre – Milano – Walden Milano - Walden Milano presenta: "Amatka" di Karin Tidbeck - con Valentina Avanzini – dalle 18.30 – a seguire aperitivo

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    Titolo: Mrs. Brooks, New Jersey Autore: Amy Koppelman Traduzione: Alice Intelisano Genere: Narrativa Pagine: 192 Prezzo: 16 € Isbn versione cartacea: 978-88-97561-78-1 Isbn versione ebook: 978-88-97561-86-6

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    Da questo romanzo il film “I Smile Back” con Sarah Silverman e Josh Charles, acclamato al Sundance Film Festival e al Toronto International Film Festival

    Laney Brooks è una moglie e una madre apparentemente perfetta, ma in realtà prigioniera di demoni implacabili; sotto la superficie di una vita privilegiata, Laney nasconde infatti i detriti di una vita scomposta, dipendente dalla droga e dal sesso e da un bisogno di amore abissale, apparentemente incolmabile. Quando Laney si rende conto di trascinare nel baratro la sua stessa famiglia, proverà un ultimo e disperato tentativo di redenzione, ma la strada sarà minata dalle insidie innescate dalle sue stesse mani.

    Amy Koppelman, laureata presso la Columbia University, vive a New York con suo marito e due figli. I suoi scritti sono apparsi sul New York Observer e Lilith. Ha adattato la sceneggiatura del lm tratto dal suo romanzo. Tra le sue opere anche A Mouthful of Air e Hesitation Wounds.

    «Coraggioso». Library Journal

    «Amy Koppelman indaga a fondo i recessi oscuri e cavernosi di una madre di provincia dall’aspetto impeccabile, ed emerge con uno dei romanzi più angoscianti che abbia letto in anni. Questo romanzo è una piccola, magnifica, esplosione letteraria». Dani Shapiro

    «La prosa di Amy Koppelman è sottile e crepitante; ogni frase è carica di un profetico senso di minaccia. Come una scena del crimine o la carcassa di un’auto in fiamme, è impossibile non restarne ipnotizzati». Publishers Weekly

    «Amy Koppelman scrive perlopiù dall’interno della mente disincantata di Laney, rimbalzando tra i dettagli quotidiani della sua vita di moglie e madre e meditazioni di grande respiro, dando vita a squisiti movimenti sinfonici a sé stanti». Elle

    «Laney sembra la moglie e la madre che tutti vorrebbero, ma sotto tanta perfezione nasconde un inferno personale. Tra depressione e autodistruzione, droga e dipendenza da sesso, la sua vita sta per andare in rovina, travolgendo anche gli affetti cui tiene di più. tenterà di redimersi, prima che sia troppo tardi». Cosmopolitan Italia

    «Nelle prime pagine di Mrs. Brooks, New Jersey si sa poco, se non quello che nasconde e allora ti dici: “Cosa stai combinando Laney, come ti sei ritrovata intrappolata in questa vita che ti sta così stretta?”. In fondo non siamo un po’ tutti irrisolti, infelici? [...]“Troverai mai pace Laney?”, le chiederà il marito, e la risposta la trovate in una struggente e liberatoria pagina finale. Perdonami se ti ho giudicata Mrs Brooks, adesso so che ci hai provato». Cose Belle Magazine

    «Laney è la moglie perfetta. È la madre perfetta. È la donna più fragile e infelice del mondo. Nasconde sotto le apparenze un dolore immenso. [...] Ha un ritmo perfetto. Da sceneggiatura impeccabile. Ed è credibile e splendido». Convenzionali.com

    «Questi sono gli alti e bassi di Laney Brooks, l’antieroina del nuovo e potente romanzo di Amy Koppelman. Nata a Manhattan e trapiantata nei sobborghi di Jersey City, Laney è sposata, ha due figli piccoli, troppi soldi e troppo tempo libero. Così rievoca l’abbandono di suo padre, e nel frattempo beve, prende calmanti, sniffa coca, resta alzata fino a tardi e osserva troppo da vicino i difetti dei figli, che sembrano puntare il dito contro i suoi fallimenti come madre». Internazionale

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    Titolo: La bella burocrate Autore: Helen Phillips Traduzione: Cristina Pascotto Genere: Narrativa Pagine: 176 Titolo originale: The Beautiful Bureaucrat Isbn: Versione cartacea: 978-88-97561-70-5; versione epub: 978-88-97561-76-7 Acquista l'e-book su: Ibs.it; Amazon.it; Bookrepublic.it

    «Narrata con il tocco lieve di Calvino e il cuore caldo di Saramago, questa piccola  fiaba nera è divertente, cupa, spaventosa e bellissima. La adoro». Ursula K. Le Guin

    Tra i migliori romanzi dell’anno del New York Times

    In un edificio privo di finestre in un remoto quartiere di un’immensa città, la nuova assunta Josephine immette una serie infinita di numeri in un programma conosciuto solo come Database. Mentre i giorni si inanellano l’uno all’altro insieme alle pile di indecifrabili documenti, Josephine sente nascere dentro di sé un’inquietudine sempre più sottile e penetrante. Dopo l’inspiegabile sparizione di suo marito, in un crescendo vertiginoso Josephine scoprirà che la sua paura, divenuta oramai terrore, era pienamente giustificata.

    Helen Phillips è autrice dell’opera And Yet They Were Happy, nominata tra le migliori raccolte del 2011 da The Story Prize. È la vincitrice del Rona Jaffe Foundation Writer’s Award, dell’Italo Calvino Prize in Fabulist Fiction, The Iowa Review Non ction Award, e del Diagram Innovative Fiction Award. I suoi lavori sono apparsi in NPR’s Selected Shorts e in Tin House. Vive a Brooklyn con il marito, l’artista Adam Douglas Thompson, e i loro figli.

    «Una parabola seducente». Vanity Fair

    «Kafka amerebbe questo romanzo». NPR

    «Un’irresistibile e insolita messa in scena nella quale l’amore tra Joseph e Josephine – giocoso, solidale, intimo – li forgia per la tempesta esistenziale e metafisica che si scatena intorno a loro». The New York Times

    «L'ibrido tra quotidianità più comune e deformazione fiabesca che propone ha una originale e spiazzante forza narrativa». Elisabetta Rasy, Il Sole 24 Ore

    «Il romanzo di Helen Phillips [...] è un libro straordinario». Letizia Magnani, Il piacere della lettura

    «La bella burocrate è fiabesco, visionario, distopico, consapevole di Franz Kafka e di David Lynch, inaspettatamente sentimentale, a volte». Tiziana Lo Porto, D di Repubblica, 2/9/2017

    «Un romanzo che riflette "sulla tendenza della tecnologia a registrarci come numeri piuttosto che come individui"». Noemi Milani, Il libraio.it, 5/9/2017

    Tra i 24 autori da non lasciarsi scappare al Festivaletteratura secondo Laura Pezzino di Vanity Fair

    «La vicenda di Josephine, che Hellen Phillips racconta con delicatezza, ma anche con i colori del thriller, porta a riflettere sia su un nostro possibile futuro, sia sul modo in cui la letteratura potrebbe influenzarlo». askanews.it, 7/9/2017

    «La claustrofobia è una condizione canonica per gli eroi dei romanzi esistenziali. L'ufficio, in un edificio senza finestre di un remoto quartiere, dove Josephine inserisce una serie infinita di numeri in un programma conosciuto come Database, è un luogo esistenziale che rappresenta la nascita e la morte e quello che riusciamo a fare in mezzo. Quello che è claustrofobico è proprio la nostra vita e la questione che sollevo è: come riusciamo a trovare calore e bellezza in questa claustrofobia?». Ansa.it, 9/9/2017

    «La scrittrice mescola le atmosfere angoscianti della precarietà e della spersonalizzazione a una vena sentimentale che riemerge, a ogni fine giornata, quando Josephine e Joseph si ritrovano nei loro tristi giacigli contrapponendo alla durezza del vivere la dolcezza della loro complicità». Corriere della Sera, 19/9/2017

    «Sono passati 33 anni dal 1984 fantasticato da George Orwell nel capolavoro che inaugurò l'era della distopia. Concetto ormai abusato in un mondo letterario succube della serialità televisiva. La bella burocrate ne rinnova però il senso e la sceneggiatura, costruendo con alcuni suoi ingredienti una parabola senza tempo sull'alienazione umana che cresce di intensità pagina dopo pagina. Uno psicothriller metafisico con in sottofondo il costante ronzio della tastiera, simile al "silenzioso ruggito di un milione di scarafaggi in marcia"». Panorama.it

    «Da quando la distopia è diventata così mainstream, è bello leggere qualcosa che riesca davvero a distinguersi». Una banda di cefali

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    Lanark Vol. 3 – Alasdair Gray

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    Titolo: Lanark - Una vita in quattro libri Autore: Alasdair Gray Traduzione: Enrico Terrinoni Genere: Narrativa Pagine: 208 Prezzo: 16,00 € Isbn: 978-88-97561-43-9 Uscita: febbraio 2017 Volume terzo

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    Dalla prefazione al primo volume di Jeff VanderMeer  «Nella terribile devastazione dello scenario di Unthank che ci offre Alasdair Gray, bocche giganti calano dal cielo per divorare il protagonista, Lanark, e un vento freddo si alza “insieme all’odore salato di alghe putrescenti, e poi uno caldo di carne arrostita”. Lanark ne viene inghiottito, e lo stesso accade al lettore».

    Descrizione Lanark – Una vita in quattro libri racconta i destini di due città che corteggiano il dissolvimento, Unthank e Glasgow, mentre fluttuano incerte sul limitare del passato e del futuro. Lungo le loro strade tortuose verranno dipanati gli intricati fili che uniscono le vite di Lanark e di Duncan Thaw i quali, nell’attraversare un vasto e labirintico universo simbolico, ci conducono nei sentieri battuti dell’uomo contemporaneo, tanto pericolosi quanto seducenti, tanto impensabili quanto reali.

    Nel terzo capitolo della celebre saga distopica Duncan Thaw è impegnato a divenire adulto, a sfidare la sua arte, a rincorrere il riflesso inafferrabile di innumerevoli donne e a portare la sua vita all’estremo limite. Le conseguenze saranno imprevedibili e scopriremo incerte verità sull’identità dell’uomo che, risvegliatosi ad Unthank, prenderà il nome di Lanark.

    Alasdair Gray (Glasgow, 28 dicembre 1934) è un eclettico scrittore, artista, poeta e drammaturgo scozzese. Personalità poliedrica del panorama artistico europeo, nelle sue opere fonde elementi provenienti dai più diversi generi letterari, in cui il realismo si unisce all’elemento fantastico, la satira sociale al dramma, e lo humour è sempre al servizio della verità della narrazione. L’opera più nota è il suo primo romanzo Lanark – Una vita in quattro libri. Scritto in un periodo di quasi trent’anni e oramai considerato un classico della letteratura, è stato definito dal New York Times Book Review «La Divina Commedia del cripto-calvinismo anglosassone». Il suo romanzo Poveracci! ha vinto il Whitbread Novel Award e il Guardian Fiction Prize.

    Enrico Terrinoni è professore associato di letteratura inglese all’Università per Stranieri di Perugia. Ha tenuto lezioni e conferenze in più di 20 università italiane ed europee. Si occupa di letterature di lingua inglese, e di teoria e pratica della traduzione. Collabora con Il Manifesto; suoi contributi sono usciti anche sul Corriere della Sera e Il Sole 24 ore. Ha pubblicato diversi libri, saggi e recensioni, oltre a numerose traduzioni dall’inglese di contemporanei e classici (Francis Bacon, Nathaniel Hawthorne). In particolare ha lavorato su James Joyce e l’Ulisse, opera della quale ha realizzato una nuova e premiata traduzione per Newton Compton. Sta lavorando a una nuova edizione annotata di Spoon River Anthology di Masters e a una nuova traduzione italiana di Finnegans Wake.

    «Uno dei pilastri della narrativa del XX secolo» The Guardian

    «Non c’è riassunto che possa fare giustizia a quello che Gray è riuscito a fare in Lanark». BBC UK

    «Alasdair Gray è una specie rara nella letteratura anglosassone, un autentico sperimentalista, che ha trasgredito a ogni normale tradizione della prosa, in un delirio conturbante». David Lodge

    «Uno dei romanzi più innovativi e trasgressivi della letteratura scozzese contemporanea». Il Sole 24 Ore

    «Finalmente approda in Italia Lanark, una vita in quattro libri, per Safarà Editore, in un’edizione elegante e originale». Il Manifesto

    «Lanark diverrà, per un istante o per tutta la vita, il libro di cui i lettori non potranno fare a meno». The New York Times

    «Il mio consiglio è di non perdere l’occasione e sostenere questa storica iniziativa culturale, un tassello per la fondazione di un’identità europea in divenire e un’esperienza letteraria indimenticabile». Ultimavoce.it

    Il Manifesto; Gli angoli bui del mondo di Andrea Comincini, 14/04/2016 Il Sole 24 Ore; L'Ulisse in versione scozzese di Renzo S. Crivelli, 1/05/2016 Ultimavoce.it; Il capolavoro che non hai mai sentito nominare di Alessandro Benassi, 28/08/2016 Scenaillustrata.com; Alla ricerca della vita dentro la vita di Andrea Comincini, 1/10/2016

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    Titolo: Si può ancora fare Autore: a cura di Ferruccio Merisi Genere: Narrativa, studi sociali Pagine: 256 Isbn: 978-88-97561-58-3 Uscita: dicembre 2016

    Con interventi di Claudio Bisio, Giulio Manfredonia e molti altri

    Un progetto che è la continuazione ideale del film Si può fare (2008) di Giulio Manfredonia con Claudio Bisio e Giuseppe Battiston

    Un libro per celebrare i 35 anni di attività della Coop Noncello, realtà storica per il progresso sociale del nostro Paese. Quest’o- pera è una fondamentale antologia di frammenti di vita scritta da uno dei più importanti autori teatrali della scena contemporanea. Opzionata per l’adattamento teatrale, è attesa a gran voce da un pubblico sensibile alle tematiche dell’integrazione.

    Descrizione Nel 2008 il regista Giulio Manfredonia raccontò, con il film Si può fare, la nascita di Coop Noncello, realtà storica che ha contribuito in modo determinante al progresso sociale italiano. Oggi, dopo trentacinque anni di attività e un immenso patrimonio di storie vissute, la Cooperativa ha scelto di regalare al lettore alcune delle sue più recenti esperienze. Ferruccio Merisi ha raccolto alcune voci di riferimento del passato e del presente di questa intensa epopea umana: ex direttori e presidenti, assistenti sociali, professori universitari, il regista e lo sceneggiatore del film nonché il suo attore principale, Claudio Bisio. Ma soprattutto i veri protagonisti di questo libro sono i soci odierni della Noncello, come preziosi monologhi in prima persona: un’umanità reale e presente, spesso dimenticata ai margini, e divenuta produttiva ritagliando per sé un frammento di spazio in un mondo “non adatto ai non adatti”.

    Ferruccio Merisi ha scritto e/o diretto, dal 1976 a oggi, oltre cento spettacoli per il teatro. Con la sua attuale compagnia, la Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone, si occupa molto di linguaggi performativi contemporanei, includendo, in questo orizzonte, anche i progetti di ascolto e di assistenza espressiva verso le differenze.

    «Si Può Ancora Fare è un libro non scritto, ma diretto da Ferruccio Merisi. Pensieri e parole autentiche di vita, da chi ha vissuto la sofferenza della malattia fisica e mentale e del dolore che porta a sparire ed essere esclusi senza dignità e via d’uscita. È la storia autenticamente provata di chi, la Cooperativa Sociale Noncello di Pordenone, ancora oggi produce ricchezza e crescita culturale, con la qualità del lavoro di chi è riconosciuto diverso e con l’amore folle di chi è normalmente conosciuto». Manuel Giuliano, Giornalista Indipendente, 11/12/2016

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    Lanark Vol. 2 – Alasdair Gray

     16,00  15,20

    Titolo: Lanark - Una vita in quattro libri Autore: Alasdair Gray Traduzione: Enrico Terrinoni Genere: Narrativa Pagine: 165 Prezzo: 16,00 € Isbn: 9788897561354 Uscita: 25 agosto 2016 Volume secondo

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    Dalla prefazione di Jeff VanderMeer «Nella terribile devastazione dello scenario di Unthank che ci offre Alasdair Gray, bocche giganti calano dal cielo per divorare il protagonista, Lanark, e un vento freddo si alza “insieme all’odore salato di alghe putrescenti, e poi uno caldo di carne arrostita”. Lanark ne viene inghiottito, e lo stesso accade al lettore».

    Descrizione Lanark – Una vita in quattro libri racconta i destini di due città che corteggiano il dissolvimento, Unthank e Glasgow, mentre fluttuano incerte sul limitare del passato e del futuro. Lungo le loro strade tortuose verranno dipanati gli intricati fili che uniscono le vite di Lanark e di Duncan Thaw i quali, nell’attraversare un vasto e labirintico universo simbolico, ci conducono nei sentieri battuti dell’uomo contemporaneo, tanto pericolosi quanto seducenti, tanto impensabili quanto reali. Pubblicato per la prima volta in lingua inglese nel 1981, Lanark ha immediatamente collocato Gray nell’empireo dei più importanti autori britannici ed è stato comparato, tra gli altri, a Dante, Blake, Joyce, Orwell, Kafka, Huxley e Lewis Carroll.

    Alasdair Gray (Glasgow, 28 dicembre 1934) è un eclettico scrittore, artista, poeta e drammaturgo scozzese. Personalità poliedrica del panorama artistico europeo, nelle sue opere fonde elementi provenienti dai più diversi generi letterari, in cui il realismo si unisce all’elemento fantastico, la satira sociale al dramma, e lo humour è sempre al servizio della verità della narrazione. L’opera più nota è il suo primo romanzo Lanark – Una vita in quattro libri. Scritto in un periodo di quasi trent’anni e oramai considerato un classico della letteratura, è stato definito dal New York Times Book Review «La Divina Commedia del cripto-calvinismo anglosassone». Il suo romanzo Poveracci! ha vinto il Whitbread Novel Award e il Guardian Fiction Prize.

    Enrico Terrinoni è professore associato di letteratura inglese all’Università per Stranieri di Perugia. Ha tenuto lezioni e conferenze in più di 20 università italiane ed europee. Si occupa di letterature di lingua inglese, e di teoria e pratica della traduzione. Collabora con Il Manifesto; suoi contributi sono usciti anche sul Corriere della Sera e Il Sole 24 ore. Ha pubblicato diversi libri, saggi e recensioni, oltre a numerose traduzioni dall’inglese di contemporanei e classici (Francis Bacon, Nathaniel Hawthorne). In particolare ha lavorato su James Joyce e l’Ulisse, opera della quale ha realizzato una nuova e premiata traduzione per Newton Compton. Sta lavorando a una nuova edizione annotata di Spoon River Anthology di Masters e alla traduzione italiana di Finnegans Wake.

    «Uno dei pilastri della narrativa del XX secolo» The Guardian

    «Non c’è riassunto che possa fare giustizia a quello che Gray è riuscito a fare in Lanark». BBC UK

    «Alasdair Gray è una specie rara nella letteratura anglosassone, un autentico sperimentalista, che ha trasgredito a ogni normale tradizione della prosa, in un delirio conturbante». David Lodge

    «Uno dei romanzi più innovativi e trasgressivi della letteratura scozzese contemporanea». Il Sole 24 Ore

    «Finalmente approda in Italia Lanark, una vita in quattro libri, per Safarà Editore, in un’edizione elegante e originale». Il Manifesto

    «Lanark diverrà, per un istante o per tutta la vita, il libro di cui i lettori non potranno fare a meno». The New York Times

    «Il mio consiglio è di non perdere l’occasione e sostenere questa storica iniziativa culturale, un tassello per la fondazione di un’identità europea in divenire e un’esperienza letteraria indimenticabile». Ultimavoce.it

    «Possibile che di un libro così importante non si avesse notizia e non fosse mai stato tradotto? Ora che è giunto in libreria l'ultimo volume [...] possiamo dirlo: sì, era possibile. Lanark [...] è un capolavoro». Vanni Santoni, La Lettura del Corriere della Sera

    «Senza dubbio Lanark è uno dei romanzi più innovativi e trasgressivi della letteratura contemporanea ma anche tra i più leggibili: un'autentica scoperta per il lettore che divora e viene divorato dalle visioni di Gray, tanto apocalittiche quanto politiche. Di certo Lanark non è ancora conosciuto come meriterebbe. Il genio visionario di Gray è identico se non più potente di quello di Philip K. Dick. [...] Non aspettiamo che muoia, come Dick, per rendergli l'omaggio che merita: leggerlo». Gian Paolo Serino, Il Giornale

    «Di fatto, Lanark riesce a catapultarci in uno strano universo, risucchiando tutta la nostra voglia d’energia vitale fino alla fine, a cominciare dai libri di Duncan Thaw in cui la ricostruzione sia della Glasgow del tempo sia delle emozioni personali è del tutto lineare». Alias, Il Manifesto, Marco Fazzini

    Il Manifesto; Gli angoli bui del mondo di Andrea Comincini, 14/04/2016 Il Sole 24 Ore; L'Ulisse in versione scozzese di Renzo S. Crivelli, 1/05/2016 Ultimavoce.it; Il capolavoro che non hai mai sentito nominare di Alessandro Benassi, 28/08/2016 Scenaillustrata.com; Alla ricerca della vita dentro la vita di Andrea Comincini, 1/10/2016 La Lettura del Corriere della Sera, Lanark, padre di tante distopie di Vanni Santoni 27/8/2017 Il Giornale, Nella Glasgow di Alasdair Gray il fantasy diventa critica sociale di Gian Paolo Serino, 23/9/2017 Il Tascabile: Perché leggere Lanark Alias, Il Manifesto, Marco Fazzini, 12/11/2017

  • Titolo: Animot. L'altra filosofia - n.10/2020 - L'arte per l'altro, ancora Autore: a cura di Gabi Scardi Genere: Saggistica, natura, ambiente, rivista Isbn: 978-88-97561-95-8 Uscita: settembre 2020

    Descrizione

    Il decimo numero di Animot vede protagonisti gli artisti e il loro modo talvolta diretto, talaltra obliquo, ma efficace, di confrontarsi con l’animalità. Le loro opere enucleano punti di vista poco frequentati e possono essere lette come implicite proposte che investono gli ambiti della coesistenza e della cooperazione, dell’abitare, di un possibile tipo di relazione più equilibrata ed empatica con il contesto ambientale e antropico. Sono preziose perché possono contribuire a evitare il rischio della rimozione, a tenere alta la soglia di attenzione, a intraprendere una riflessione che è anche confronto stringente con noi stessi. Il volume comprende testi critici, scritti autoriali e interviste.

    INDICE:

    Editoriale

    Introduzione di Gabi Scardi

    Coffee in the morning for a very large flock of fruit bats di Jimmie Durham

    L’animale postumano. Cosa c’è dietro la proliferazione degli animali nell’arte contemporanea? di Ana Teixeira Pinto

    Thinking animals. Claudia Losi intervistata da Pietro Gaglianò

    Una conversazione con Nina Katchadourian attraverso l’aperto di Agamben. Nina Katchadourian intervistata da Francesca Brusa

    Cani di quartiere di Sonia Arienta

    Animal Studies e arte: elefanti nella stanza di Giovanni Aloi

    Disegni di Atelier dell’Errore (laboratorio di arti visive, Reggio Emilia)

    Gabi Scardi è storica dell’arte e curatrice di arte contemporanea. È presidente di NAHR, Nature Art & Habitat Residency, Val Taleggio, Bergamo. Ha lavorato con diverse istituzioni e musei in Italia e all’estero, tra cui: Pac, Milano; Museo del Novecento, Milano; Pirelli Hangar Bicocca, Milano; MAXXI, Roma; Biennale di Venezia; Royal Academy, Londra; Louisiana Museum, Copenhagen. Tra gli esiti principali della sua ricerca sul tema del rapporto tra animale umano e non-umano nell’arte si ricorda il Padiglione Greco della Biennale di Venezia del 2015, con il progetto Why Look at Animals? Agrimiká dell’artista Maria Papadimitriou.

  • Titolo: La domestica e la padrona di casa Autore: Clara De Lucchi

    Il lavoro di una colf qualificata è quello di far diventare le case più pulite, più ordinate, più igieniche, più belle. Per prendersi cura degli spazi e delle cose in modo professionale serve però tecnica e passione. Questo testo suggerisce, a coloro che vogliono avvicinarsi alla professione di domestica, il modo giusto per farlo. La padrona di casa risulta essere una figura che accompagna la loro crescita sia professionale che umana.

    Clara de Lucchi si è laureata in Lettere presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha fondato e conduce tutt’oggi il B&B Villa Bedin ubicato a Fontanafredda (PN) e, inoltre, è creatrice di un corso per domestici (www.corsiperdomestici.net).

  • Titolo: Animot. L'altra filosofia - n.8/2018 - A partire da Tiziano Terzani Autore: Leonardo Caffo e Valentina Sonzogni con un'intervista ad Angela Terzani Genere: Saggistica, natura, ambiente, rivista Isbn: 978-88-97561-85-9 Uscita: dicembre 2018

    Descrizione

    Corpo-Dio-Animali-Realtà: attorno a questi quattro poli si sviluppa il dialogo immaginario degli autori con Tiziano Terzani, nel momento in cui egli sceglie l’identità fluida di Anam — il senzanome — e si avvicina alla riflessione sugli animali. Terzani, infatti, negli ultimi mesi di vita, abbracciò uno stile di vita ispirato ai principi della non-violenza e modificò profondamente il suo punto di vista sugli animali, praticando il vegetarianesimo. Le istanze dell’antispecismo e della lotta per la liberazione animale sono oggi più che mai intrecciati ai destini del mondo, alla ricerca di un futuro migliore, e a numerosi campi di ricerca che dischiudono prospettive inaspettate per la nostra specie. Dialogando con Terzani, a partire da alcuni suoi aforismi e ispirandosi ad alcuni dei luoghi, reali e immaginari, visitati nei numerosi viaggi dallo scrittore, gli autori scrivono un percorso tra arte, filosofia, alimentazione, letteratura, oriente e occidente. Senza dimenticare che, come scrisse Terzani «Il miglior modo per capire la realtà è attraverso i sentimenti, l’intuizione, non attraverso l’intelletto. L’intelletto è limitato».

    Leonardo Caffo, filosofo, insegna Ontologia al Politecnico di Torino. Scrive regolarmente sul Corriere della Sera e L’Espresso. Tra i suoi ultimi libri La vita di ogni giorno (2016), Fragile Umanità (2017) e Vegan (2018). Con Valentina Sonzogni nel 2014 ha già pubblicato Un’arte per l’altro, libro speciale della rivista Animot che dirigono insieme uscito in italiano, inglese e francese. Valentina Sonzogni, storica dell’arte e della architettura, dirige l’Archivio Dorazio a Milano, ha precedentemente lavorato in diversi musei e archivi per l’arte contemporanea in giro per il mondo. Per Safarà ha inoltre curato Salvi! (2016).

  • Titolo: Animot. L'altra filosofia - n.9/2019 - Ripensare l'animalità Autore: a cura di Nicola Zengiaro Genere: Saggistica, natura, ambiente, rivista Isbn: 978-88-32107-28-9 Uscita: settembre 2019

    Descrizione

    Il numero “Ripensare l’animalità” raccoglie i testi presentati durante il congresso “Rethinking Animality: International Animal Studies Conference” svoltosi all’Università di Santiago di Compostela nel 2018. L’editoriale offre un ampio scenario dei temi concernenti la questione animale partendo dalle teorie sul postumanismo e l’etologia contemporanea, passando per l’etica animale di stampo analitico, per concludere con la filosofia dell’animalità. Oltre ai saggi del congresso, le interviste con Felice Cimatti e Rosi Braidotti mostrano come tale dibattito stia cambiando il pensiero della filosofia e dell’arte contemporanea.

    INDICE:

    Editoriale Introduzione di Nicola Zengiaro Riflessioni aperte sul postumanesimo filosofico di Francesca Ferrando Soggettività e la natura declinativa dell’essere animale di Roberto Marchesini Dinamiche della popolazione incontrano l’etica ambientale: perché aiutare gli animali in natura? di Oscar Horta Camilla Alberti, Nonostante, con uno scritto di Gabriela Galati Animal activists and social change di Siobhan O’Sullivan Pulcinella. Estetica animale come estetica prima di Leonardo Caffo e Valentina Sonzogni
    La vita che sfugge. Immaginare l’animalità del mondo. Nicola Zengiaro in conversazione con Felice Cimatti Attivarsi aspettando che la tempesta passi. Leonardo Caffo in conversazione con Rosi Braidotti

    Nicola Zengiaro insegna storia e filosofia a Vicenza. Si è laureato in filosofia sotto la direzione di Maurizio Ferraris e specializzato, lavorando con il professor Oscar Horta, nel Master in Filosofia dell’Università di Santiago di Compostela (USC) dove attualmente sta svolgendo il dottorato di ricerca. È vicepresidente della ONLUS Gallinae in Fabula, fa parte della redazione di Animal Studies. Rivista italiana di zooantropologia e Relations: Beyond Anthropocentrism. È ideatore e organizzatore dell’“International Animal Studies Conference” svoltasi a Santiago di Compostela nel 2018 dal titolo “Rethinking Animality”. Ha pubblicato nel 2019 il libro edito da Graphe Il mondo dell’animalità: dalla biologia alla metafisica ed è curatore della collana “Semi per il futuro” con la stessa casa editrice.

  • Titolo: Animot. L'altra filosofia - n.7/2017 - Das Animal Autore: a cura di Daniele Balicco e Cecilia Canziani Genere: Saggistica, natura, ambiente, rivista Isbn: 978-88-97561-63-7 Uscita: dicembre 2017

    Descrizione «Das Animal» è dedicato al rapporto tra teoria marxista, antispecismo e filosofia dell’animalità. È possibile studiare i modi di produzione capitalistici prescindendo dall’analisi dello sfruttamento selvaggio delle forme di vita umane e non umane? L’ambientalismo potrebbe essere dunque il punto di partenza per ripensare la lotta di classe nel presente? Una cosa è certa: dall’industria alimentare all’agricoltura intensiva, dalla filiera dell’abbigliamento a quella cosmetica, tutti i viventi sono oggetto di un inarrestabile processo di espropriazione. Questo numero approfondirà le relazioni tra capitalismo e sfruttamento della biosfera (antropocene) tracciando le possibilità di una “rivoluzione selvatica”.

    INDICE: Bisogna sdraiarsi per terra fra gli animali per essere salvati. Breve nota su una lettera personale di Rosa Luxemburg Daniele Balicco

    Composita solvantur Cecilia Canziani e Luca Bertolo

    Organismi e oggettivazioni. Un’indagine storico-materialistica su l’umano e l’animale Joseph Fracchia

    Per una teoria della società futura oltre l’ambientalismo e l’umanismo Mario Lupoli

    Un incontro con Agnes Heller Francesca Testi

    Dieci brevi note su Giorgio Agamben, l’Università, e la trilogia non dichiarata Leonardo Caffo

    Daniele Balicco insegna Estetica sociale all’École des Hautes Études en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi e all’Istituto Europeo del Design (IED) di Roma. Collabora con il quotidiano Il Manifesto e per il sito di critica culturale “Le parole e le cose”. Tra le sue pubblicazioni: Non parlo a tutti. Franco Fortini intellettuale politico (Manifestolibri, 2006); Made in Italy e cultura. Indagine sull’identità italiana contemporanea (Palumbo, 2016).

    Cecilia Canziani è curatrice e storica dell’arte. Il suo lavoro si concentra sulla pratica artistica e sulla didattica della cultura visiva contemporanea. Insegna Fenomenologia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti de l’Aquila. È Adjunct Professor e Academic Advisor del Masters in Arts Management presso la American University in Rome e co-fondatrice del progetto editoriale di libri d’artista per l’infanzia les cerises.

  • Titolo: Tecnica sociale dell'informazione Sottotitolo: La rivoluzione nella comunicazione: da target a persona Autore: Francesco Fattorello Curatore: Giuseppe Ragnetti Genere: Saggistica Uscita: gennaio 2015 Pagine: 152 Lingua: Italiano

    Ancora oggi molti teorici della comunicazione insistono sul fatto che le persone, definite target, assorbano in maniera passiva e in toto i dettami dello strapotere mediatico. Nel corso della sua lunga fortuna la tecnica sociale dell’informazione elaborata da Francesco Fattorello, primo docente di Storia del giornalismo in Italia, ha messo in discussione questo sistema. Secondo la teoria di Fattorello, infatti, gli attori del processo comunicativo sono parimenti elevati al rango di soggetti, egualmente dotati di facoltà opinanti e, di conseguenza, hanno pari dignità. Allo stesso modo non esiste alcun tiratore che colpisce un target, bensì due soggetti attivi che reagiscono ai numerosi stimoli ricevuti sulla base delle proprie facoltà di giudizio e delle proprie attitudini sociali, prodotte da determinati processi di acculturazione.

    Nell’anno del trentesimo anniversario dalla sua scomparsa, Francesco Fattorello si pone come una delle figure rivoluzionarie e fondamentali nel mondo della comunicazione. A settant’anni dalla sua prima elaborazione, la tecnica sociale rappresenta un modello irrinunciabile di riferimento per chiunque voglia confrontarsi con la pratica della comunicazione nel nostro tempo, un modello in grado di fornire risposte all’altezza delle crescenti esigenze di informazione e di comunicazione che connotano le società di oggi.

    Francesco Fattorello (Pordenone 1902 - Udine 1985) è stato giornalista e studioso, dal 1928 primo docente incaricato della cattedra di Storia di giornalismo in Italia, dal 1928 presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste e dal 1934 presso la medesima Facoltà dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. In questa città fondò e diresse, dal 1947 in poi, l’Istituto Italiano di Pubblicismo. Nella sua lunga carriera di studioso Fattorello fu anche docente e membro del Consiglio di amministrazione del Centre International pour l’enseignement supérieur du journalisme dell’Università di Strasburgo. A lui è dedicato l’Istituto “Francesco Fattorello” di Roma, diretto da Giuseppe Ragnetti, curatore di questo volume.

    Giuseppe Ragnetti, professore di Psicologia sociale, è specializzato nelle discipline dell’informazione e della comunicazione. Insegna anche presso la Laurea Specialistica in Editoria Media e Giornalismo dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino. Ha raccolto l'eredità culturale e continua l'opera del suo Maestro Francesco Fattorello, dando seguito alla sua tradizione scientifica e didattica anche a livello internazionale. Dal 1986 dirige l'Istituto “Francesco Fattorello” di Roma, che attiva la Scuola superiore di Metodologia dell'Informazione e Tecniche della Comunicazione, erede della prima Scuola italiana nell'ambito della comunicazione e dell'informazione, fondata da Fattorello nel 1947. L’Istituto Fattorello è l'unico membro istituzionale italiano ammesso in iamcr/aieri, massima organizzazione mondiale del settore. L’Istituto prosegue in forme e strutture adeguate ai tempi la diffusione dell’impostazione teorica fattorelliana promuovendone la conoscenza a tutti i livelli, con un'attività didattica ininterrotta da settant'anni.

  • Titolo: Il dramma di Niov Autore: Massimiliano Galli Illustrazione di copertina: Riccardo Fabiani Pagine: 144 Fedrigoni Arcoprint edizioni 85gr Lingua: Italiano ISBN: 9788897561071

    Piove sempre a Niov. La pioggia cade insistente, testarda. Cede il posto solo alla neve, che a ondate ricopre di un bianco accecante le strade di questa città perduta, nel tentativo di purificarla da un male incurabile. Ma cosa è accaduto, una notte di molti anni fa, nel momento esatto in cui la pioggia cedeva il passo alla prima neve d’inverno? Un dramma, senza dubbio, i cui contorni nebulosi dovranno essere ricostruiti attraverso i frammenti sparsi nella memoria di due fratelli e il cui ricordo li stringe in una morsa invincibile.

    Una volta che il quadro degli eventi sarà ultimato e la sua immagine messa a fuoco, che cosa accadrà? Su Niov si alzerà un sole splendente, oppure calerà una notte senza fine simile a una condanna alla quale non sarà più possibile appellarsi?

    Massimiliano Galli è nato nel 1979 a Bollate (MI), vive a Camnago Volta (Como) dove svolge la professione di avvocato penalista ed è studioso di criminologia; allievo di Vincenzo Guarracino, illustre critico letterario, ha iniziato a scrivere raccolte di poesie e a partecipare con successo a concorsi letterari.

    Riccardo Fabiani si cimenta con talento in copertine, disegni, illustrazioni, acqueforti e fotografie. In quarta elementare scopre che disegnare è il modo migliore per parlare con il mondo. Da allora non si è più arrestato.

    Leggi un estratto del libro: clicca qui

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    Titolo: Pelle di luce Autrice: Ludovica Cantarutti Collana: Fuori collana Pagine: 140 Isbn: 978-88-97561-59-0 Genere: narrativa

    «All’inizio non voleva posare perché, diceva, il pittore poteva trasformare la realtà, mentre la fotografia non dava scampo. Eppure lui le aveva promesso di scattare qualcosa di diverso dalle semplici fotografie del suo corpo. Kiki, pur con un certo timore della novità, aveva accettato».

    Gli eroi delle storie narrate in questo libro sono Victor Hugo, Eugène Delacroix, Auguste Rodin, George Sand, Proust, Arletty, Boris Vian, Kiki di Montparnasse e molti altri, indimenticabili protagonisti di una vita parigina la cui fama è divenuta leggendaria. Pelle di luce, il racconto che dà il titolo a questo viaggio memorabile tra frammenti di vita e letteratura, realtà e sogno, simboleggia soprattutto il connubio di due elementi, pelle e luce, che riassumono l’effetto di trasognata materialità che Parigi ha sempre elargito al mondo, con un fascino oramai consegnato al mito.

    Ludovica Cantarutti è nata a Udine. Scrittrice e giornalista culturale, ha curato l’ufficio stampa e l’organizzazione di numerose manifestazioni culturali, mostre di architettura, cinema arte e teatro. In qualità di giornalista ha collaborato con Il Sole 24 Ore, Il Piccolo di Trieste, La Nazione di Firenze, Il Gazzettino di Venezia e numerose altre testate, e per Rai Uno ai programmi Italia Ore Sei e Ora di Punta. Ha curato l’opera inedita di Ippolito Nievo Le Invasioni Moderne e per Rizzoli il volume dedicato al Friuli Venezia Giulia, collaborando alle ricerche per la Storia della letteratura italiana curata da Walter Pedullà. Tra le sue opere la raccolta di poesie Ologrammi, con prefazione di Carlo Betocchi; Gente del Friuli, con prefazione di Stanislao Nievo; il romanzo Un the per Giovanni (mef- L’Autore Libri Firenze, 2013), dal quale è stata realizzata una riduzione teatrale nel 2014 e Amori (Lalli editore 2015).

    «È una sorta di fittissimo elenco telefonico senza tempo, questa raccolta di racconti a cui dà il titolo Pelle di luce, la storia della più famosa modella di Montparnasse, quando questo quartiere soppiantò Montmartre come dimora elettiva degli artisti all’inizio del Novecento. È come se Ludovica Cantarutti, talentuosa scrittrice friulana intuibilmente innamorata di Parigi, avesse trasformato la città in un immenso condominio al di fuori della dimensione temporale, abitato da tutti, ma proprio tutti i fantasmi che hanno contribuito a costruirne il mito negli ultimi due secoli». Mangialibri.com, Lisa Puzella

    Presentazione avvenuta presso La Feltrinelli di Udine il 20 0ttobre 2017

    «Mi fa davvero piacere incontrare Ludovica Cantarutti a Udine, sua città, dove abbiamo raramente l’occasione di sentirla. Prima di entrare nel merito del libro “Pelle di luce” che oggi presentiamo, vorrei fare alcune osservazioni sulla “veste” del libro che a me pare una sorta di mappa indicativa dei caratteri peculiari del lavoro:

    • Il libro presenta un’immagine di copertina dell’artista Laura Pizzato, che rimanda al forte interesse per l’arte figurativa da parte dell’autrice, compresa l’arte fotografica da lei stessa praticata. Riprende il titolo di un racconto (n. 16 del 2008) che parla di Kiki di Montparnasse. Musa, modella, cantante, pittrice, nel 1913, dodicenne, comincia la sua carriera che raggiunge il culmine della notorietà negli anni con Man Ray, ma allude a qualcosa di più generale e simbolico. ‘Pelle’ rimanda alla fisicità, cui nella vita e nella scrittura non si vuole rinunciare, anzi si vuole sottolineare, ‘di luce’ rinvia all’aspetto spirituale insito nella materia. Il titolo perciò suona come una dichiarazione della poetica che permea l’intero libro.
    • Il libro è “dedicato”, anzi “condiviso”, con le figlie dell’autrice, Ilaria e Scilla. La dedica recita: A Ilaria / la nostra Parigi, / con la pioggia incessante, / il vento pazzerello, / le nuvole frettolose, / il sole, / il cuore. A p. 32 si legge: “Erano madre e figlia e Parigi le aveva unite in un viaggio per soddisfare comuni interessi”. A p. 62: “Ilaria, mia fedele compagna di viaggio”. Di Scilla si parla ampiamente nel Viaggio a Martigny dove si ricorda un viaggio di molti anni prima per curare la malattia della bambina (p. 56) e poi a proposito della cerimonia pomeridiana del tè, quando “la bambina” “occupava di diritto il posto di capotavola” (p. 103 e segg).
    • Sulla maternità Ludovica ha idee molto precise che condivide con altre donne poete e scrittrici del passato citate nel libro: A proposito di Marceline Desbordes Valmore che scrisse poesie dolenti sulla morte del figlioletto, Ludovica commenta così: “Le mani che accarezzano un figlio diventano subito più esperte della vita e un tramite efficace fra l’animo carico della rinnovata vitalità e l’operosità quotidiana” (p. 47). Riferendosi a Bertè Morisot (e al rapporto con la figlia Julie), dice che “aveva dimostrato come l’esperienza della maternità potesse produrre arte” (p. 61) e ha modo di ribadire il proprio pensiero: “L’esperienza di maternità è una straordinaria eredità della quale si gode in vita, eredità o transfert da madre a figlio, e viceversa, di sentimenti, coraggio, volontà, trasformazione sinergica”. Affermazione questa molto importante e, direi, “sovversiva” rispetto alla mentalità comune, che ritiene la scrittura in qualche modo “sostitutiva” della maternità.
    • Da evidenziare un’altra scelta tipografica a mio parere molto significativa, la decisione di mettere in prima pagina la presentazione dell’autrice che di solito occupa un posto di secondo piano nel retro della IV di copertina. Qui è dichiarato quello che Ludovica è: scrittrice, giornalista, operatrice culturale, organizzatrice e altro ancora. Questo significa che Ludovica parte dalla consapevolezza piena e compiuta di sé per fare quello che fa, cioè il libro che segue, fuori da ogni falsa modestia. Lei è una donna che ha qualcosa da dire e che dice da un punto di vista preciso di pienezza di vita: donna e madre e artista. In questo senso è lei la protagonista del testo, una donna libera che non ha pa