L’albero di ginepro
Barbara Comyns
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Traduzione: Cristina Pascotto
Pagine: 256
Isbn versione cartacea: 9788832107739
Un moderno adattamento dell’omonima fiaba gotica dei fratelli Grimm, firmato dalla penna lunare della scrittrice inglese.
Bella Winter conduce un’esistenza solitaria a Londra, è madre di una bambina avuta da un uomo privo di importanza e il suo volto è sfigurato dalla cicatrice che le ha inflitto un incidente crudele. Un giorno, tuttavia, il filo del suo destino sembra tendersi improvvisamente: Bella trova lavoro e vocazione in un bizzarro negozio d’antiquariato e fa la conoscenza di Gertrude, una splendida donna dai capelli biondi come il grano che le offre la sua amicizia, insieme a un giardino colmo di fiori e piante, tra cui un rigoglioso albero di ginepro, della cui bellezza godere insieme. Tuttavia, come nelle fiabe, nulla è destinato a rimanere com’è, perché il seme di questa nuova vita si rivela presto portatore di oscurità, e crescendo minaccerà di inghiottire tutta la luce di Bella.
Moderna e suggestiva rivisitazione dell’omonima storia dei fratelli Grimm, L’albero di ginepro è l’ultimo romanzo scritto da Barbara Comyns. Nelle sue pagine, il nucleo originario del racconto si dipana con immutata inquietudine e rinnovate interpretazioni, confermando il valore inesauribile delle fiabe, destinate a essere perennemente oscure, eternamente vere.

Barbara Comyns (Bidford-on-Avon, 27 dicembre 1907 – Stanton upon Hine Heath, 14 luglio 1992) è stata un’artista e scrittrice inglese. Nata in una famiglia della piccola nobiltà decaduta, inizia a illustrare e scrivere all’età di dieci anni, dimostrando fin da subito un talento precoce e quello sguardo acuto e trasognato che sarà in seguito la cifra inconfondibile del suo stile. Pubblica i primi romanzi intorno ai quarant’anni e nel frattempo, navigando acque finanziarie spesso tempestose, attraversa molteplici vite, come modella, arredatrice di interni, allevatrice di barboncini, antiquaria, restauratrice di pianoforti e copywriter. Alla fine degli anni Cinquanta critici e lettori si accorgono della profonda originalità del suo talento e del valore delle sue opere, frutto di una singolare combinazione di meraviglioso e grottesco, suscitando l’ammirazione di letterati e scrittori come Graham Greene e nutrendo una comunità di appassionati sostenitori che non smetterà mai di crescere, la cui eco arriverà fino ai giorni nostri. È autrice di undici romanzi, oggi più che mai considerati piccoli capolavori della letteratura gotica. Le sue opere sono in corso di pubblicazione per Safarà Editore, che ha già dato alle stampe Chi è partito e chi è rimasto, La ragazza che levita e Le sedie crudeli.

«Una Ivy Compton-Burnett stralunata o una Shirley Jackson più bizzarra?».
Stefano Friani, Robinson
«È di scrittrici così trasognate che abbiamo bisogno per guardare al Novecento in modo meno convenzionale e manualistico di come il cosiddetto canone ci ha indotti a fare».
Nadia Terranova, Tuttolibri
«L’albero di ginepro è una fiaba che mi perseguita perché, anche alla fine, il male non è mai del tutto annientato. Attraverso la sua rivisitazione della figura della matrigna malvagia, Comyns ci mostra in modo convincente come il danno si propaghi nonostante tutti i tentativi coscienti di limitarlo».
Helen Oyeyemi
«Con la sua capacità di unire elementi di realismo sociale, colmi di tocchi dickensiani, a tropi gotici e macabri sufficientemente oscuri da essere presi dalle fiabe originali dei fratelli Grimm, Comyns è diversa da chiunque abbia mai letto».
Lucy Scholes, The Paris Review
«Ne L’albero di ginepro, Comyns rielabora una fiaba dei fratelli Grimm ambientandola in un contesto moderno e mantenendo intatta la strisciante inquietudine dei classici favolisti».
Chicago Review of Books

«Facemmo il nostro ultimo picnic sotto l’albero di ginepro. Gertrude ignorò il cibo che avevo preparato sul tavolo ma ingoiò quasi avidamente le ultime bacche che crescevano sul lato ombroso dell’albero: bacche dal colore blu intenso, dall’aspetto velenoso e dall’odore strano. L’avevo già vista fare così; ma quella volta afferrò i frutti con le sue lunghe mani bianche e se li mise in bocca a manciate, finché le sue labbra si macchiarono e il suo vestito si ricoprì di foglie aghiformi».




