HERmione
H.D.
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Traduzione e cura di: Paola Bono e Marina Vitale
Prefazione: Perdìta Schaffner
Pagine: 336
Isbn versione cartacea: 9788832107661
La prima traduzione italiana del romanzo autobiografico della poeta imagista H.D.: il ritratto di un’artista radicale, tra mito e desiderio.
Romanzo di formazione lirico e impetuoso, scritto nel 1927 e pubblicato solo nel 1981, vent’anni dopo la morte della sua autrice, HERmione narra il tormentato triangolo amoroso al centro della giovinezza della poeta imagista. Hermione Gart, aspirante artista poco più che ventenne, è intrappolata tra l’attrazione che prova per George Lowndes, personaggio plasmato sulla figura di Ezra Pound, e Fayne Rabb, ispirata a Frances Gregg. La giovane donna è «una delusione per il padre, uno strano anatroccolo per la madre, un’importuna entità non ancora incarnata eppure troppo cresciuta», quando il ritorno dall’Europa dello scapestrato George e l’inaspettata, intensa amicizia con la singolare e magnetica Fayne irrompono nella sua vita come forze vitali e perturbatrici. HERmione narra la costruzione che un’artista fa di sé attraverso l’esperienza dell’amore e del mito: il ritratto selvaggio e temerario di una donna che naviga il risveglio dell’eros e della potenza creativa, pronta infine a dare un nome a sé stessa.

Hilda Doolittle (Bethlehem, 10 settembre 1886 – Zurigo, 27 settembre 1961), conosciuta con le iniziali H.D., è stata una poeta e scrittrice statunitense, celebre per il suo ruolo nel movimento imagista, di cui rappresentò una delle espressioni più alte.
Amica di gioventù di intellettuali e letterati che sarebbero divenuti figure di spicco dell’epoca, tra cui Ezra Pound e William Carlos Williams, nel 1911 si stabilì in Europa, dove avrebbe soggiornato per gran parte della sua vita e dove nel 1918 incontrò la poeta, scrittrice e memorialista Annie Winifred Ellerman, nota con lo pseudonimo di Bryher, con la quale intrecciò la relazione più importante della sua vita.
Tra le sue raccolte poetiche più celebri figurano Sea Garden (1916) e The God (1913-1917), incluse nell’antologia Poesie imagiste (Interno Poesia 2021), mentre dal 1918 H.D. tradusse classici greci, come l’Ippolito di Euripide. Scrisse inoltre adattamenti del teatro greco, uno su tutti Hippolytus temporizes (1927), il poema in tre parti Helen in Egypt e i memoir HERmione e Fine al tormento. Ricordo di Ezra Pound (Rosellina Archinto 1994). Negli ultimi anni di vita H.D. ottenne prestigiosi riconoscimenti, culminati nell’assegnazione, da parte dell’American Academy of Arts and Letters, della Medaglia al Merito per la poesia. H.D. fu la prima donna a ricevere questo riconoscimento.
La sua semplice lapide è spesso ornata da conchiglie, in ricordo della sua prima raccolta di poesie.

«Nella vita, H.D. scelse Pound, che con la sua matita magica e il suo genio per le etichette la rese “H.D. l’imagista”».
The New Yorker
«H.D. non è moderna – è senza tempo».
The New York Review of Books
«H.D. restituisce il passato con una distorsione allucinogena, in una prosa poetica e pulsante. Un romanzo di formazione raccontato in modo obliquo, in cui le persone divengono statue di marmo e le tende si estendono per chilometri in diagonali blu».
The New Yorker
«H.D. ha mostrato una via per penetrare il mistero, il che non significa inondare l’oscurità di luce affinché essa venga distrutta, bensì entrare nell’oscurità, nel mistero, affinché sia possibile farne esperienza».
Denise Levertov
«Immersa per decenni nelle correnti intellettuali anticonformiste del modernismo, della psicoanalisi, delle mitologie sincretiste e del femminismo, H.D. ha creato una voce e una visione uniche nel tentativo di dare un significato ai frammenti di una cultura dilaniata dalla guerra. Un capolavoro».
Poetry Foundation

«Disse: “Io sono Hermione Gart”, ma Her Gart non era questo. Lei era nebulosa, con lo sguardo fisso ai rami di liriodendro, alla rete di querce e di corniolo deflorato. Guardava in alto verso il larice che ora era scuro, la sua fiamma di muschio già un solo colore con le foglie di quercia decidua. Il verde che, ogni primavera, rinnovava per lei una sorta di estasi, quest’anno aveva deluso Her. Lei sapeva che quest’anno era particolarmente sventurato. Non poteva prevedere il futuro, ma poteva statisticamente accettare il presente. La sua mente era stata affilata troppo presto».




