I novizi di Lerna
Ángel Bonomini
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Traduzione di: Raul Schenardi
Postfazione: Lucio D’Arcangelo
Pagine: 176
Isbn versione cartacea: 9788832107708
Il capolavoro dimenticato di un enigmatico protagonista della letteratura argentina.
Amanti destinati a incontrarsi per morire all’infinito, teorie che sconvolgono il flusso lineare del tempo, una pampa allucinatoria che rende prigionieri dei destini altrui e, sopra ogni cosa, un manipolo di doppi convocati nell’oscura Università di Lerna, antico monastero benedettino che custodisce, forse, un arcano segreto.
Considerato il vertice della produzione letteraria di Ángel Bonomini, I novizi di Lerna celebra il tema della pluralità dell’io senza svelarne l’insondabile mistero, lasciando al lettore il compito di decifrare la simbologia che sostiene l’architettura del suo sibillino universo: un cunicolo spazio-temporale in cui amore e morte vorticano nel flusso di un tempo che eternamene fugge, che eternamente ritorna.

Ángel Bonomini (Buenos Aires, 13 ottobre 1929 – ivi, 13 maggio 1994) è stato uno scrittore, poeta e traduttore argentino. Pubblicò la sua prima raccolta di poesie, Primera enunciación, sulla celebre rivista Sur all’età di diciotto anni, mentre dal 1955 al 1961 fu redattore della rivista LIFE. Tra il 1968 e il 1970 fu inoltre critico d’arte per il mensile argentino Panorama e tra il 1970 e il 1978 ricoprì lo stesso ruolo per La Nación. Protagonista enigmatico della letteratura fantastica argentina, fu elogiato da colleghi e contemporanei come Ocampo e Cortázar, prima di cadere inspiegabilmente nell’oblio. Negli ultimi anni, un rinnovato interesse per le sue opere sta contribuendo a collocare la sua figura nel panorama della letteratura argentina e internazionale.
I novizi di Lerna, pubblicato originariamente nel 1972, è ritenuto all’unanimità il suo capolavoro. L’omonimo racconto che dà il nome alla raccolta è stato incluso nell’Antologia della letteratura fantastica del XX secolo curata da Borges e Bioy Casares.

«Un libro etereo che perseguita e disorienta, seducendo ogni lettore con la destrezza e la maestria del linguaggio».
Asymptote
«Ero talmente affascinato dal libro che una sera in cui Borges è venuto a trovarmi gli ho proposto di leggere l’unico racconto che non avevo ancora letto: “I novizi di Lerna”. Ne siamo rimasti abbagliati».
Lettera di Adolfo Bioy Casares a Ángel Bonomini, 18 settembre 1972
«Ángel Bonomini possedeva quel senso dell’umorismo ironico ed erudito che associavo a Borges più che a qualsiasi altro, e durante innumerevoli pause caffè mi spiegò come scrivere un articolo, comporre un necrologio e condurre un’intervista».
Alberto Manguel, Times Literary Supplement
«Tra i narratori argentini contemporanei Ángel Bonomini è certamente l’erede più qualificato di quella tradizione letteraria fantastica che, grazie soprattutto alla triade Borges/Bioy Casares/Silvina Ocampo, ha fatto della narrativa argentina un fenomeno unico e inconfondibile».
Dalla postfazione di Lucio D’Arcangelo

«Sembravamo un unico personaggio interamente riflesso in ciascun frammento di uno specchio in frantumi. Immaginai che tutti noi borsisti costituissimo un unico individuo osservato in ogni istante di una grottesca contorsione. Pensai a un altro specchio, mobile e perverso, che con arbitraria prodigalità riproducesse all’improvviso il profilo ripetuto di un uomo, gli inventasse innumerevoli mani, o fornisse una versione simultanea del suo volto attraversato da sofferenza e paura, stupore e gioia, amore e ira, delirio e scherno. Mi domandai quale mente demoniaca avesse inventato quella realtà, capace di spingere anche il più assennato sull’orlo della follia».




